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moda
di Laura Epifani

Bene e male, bello e brutto, buono e cattivo, difficilmente potrei immaginare di trovare qualcosa in questo mondo che sia priva al suo interno di contrasti. Così come la famosa medaglia continuerà a riproporci all’infinito la realtà indiscutibile delle sue due facce opposte, anche la moda, per quanto idealmente si poggi sulle basi del bello, custodisce dei lati oscuri, che apparentemente potrebbero sembrare la negazione in essere della sua natura. Specchio della società, spia dei tempi, a volte gioca la sua partita sul campo delle contraddizioni, reinventando le regole per aggiudicarsi la vittoria sul suo più storico avversario: il lecito. Paradiso ed inferno convivono protetti sotto la stessa ala che volutamente ne alimenta la lotta, fonte inestinguibile d’ispirazione per lo spirito creativo. Come un funambolo il creatore di moda si muove sul filo della tensione, accettando la sfida di riuscire a trasformare gli aspetti più difficili in stimoli, cercando di proteggere la propria natura pura e sognatrice dagli attacchi impietosi delle scadenze, dei ritmi frenetici e dei costi. La verità è che i confini tra la soddisfazione di potersi realizzare in questo settore e l’apprensione di non riuscire a gestirne le dinamiche sono a volte labili e possono spaventare i giovani talenti. Fortunatamente però, ci sono degli esempi a cui guardare che sembrano affrontare tutto questo con estrema naturalezza, tra questi vorrei presentarvene uno che la moda la fa, la vive, la crea e l’insegna: Filippo Flocco. Consulente per le più blasonate firme di Alta Moda nazionali ed internazionali, couturier nel suo rinomato atelier teramano, mentore per frotte di giovani e soprattutto punto di riferimento di stile per stuoli di donne Filippo Flocco incarna le sembianza del guru della moda.

Partiamo dalla genesi: quando hai capito che avresti dedicato la tua vita alla moda?

La moda come mestiere mi appartiene da sempre, è stata con me dai primi respiri , dalla mia primissima infanzia. Mi raccontano che piccolissimo , ritagliavo e cercavo di cucire assieme lembi di stoffe ricavate da vecchie tovaglie ed abbozzavo anche degli istintivi tentativi di ricamo , uno per tutti, il musetto di un gattino , fatto senza nessuna cognizione, come credevo si potesse fare… La predisposizione alla moda, come a tutte le manualità in genere, disegno o altro, sono connaturare, come il senso estetico, la musicalità o l’attitudine ai calcoli matematici…

sentire la passione per la moda, crearla, viverla ogni giorni in così tanti aspetti, parlaci prima dei lati “paradisiaci”

Creare è già nella parola stessa una cosa paradisiaca…Avere davanti un foglio bianco o un tessuto e fare in modo che una parte di noi restituisca qualcosa che esisteva già , ma in maniera completamente rinnovata, trasfigurando e arricchendo la realtà , è di per se uno dei privilegi che sono riservati a noi consulenti di stile…La continua evoluzione dei prodotti a cui lavoriamo, di stagione in stagione, fa in maniera che mai si possa ritenere noioso il nostro mestiere…

Passando a quelli “infernali”?

Parlare di aspetti infernali , dal mio punto di vista è difficilissimo, amo talmente ciò che faccio e come lo faccio, l’ho desiderato per anni , cercando di immaginare quando sarebbe stato una realtà che mi permettesse di viverci, che non vedo e non sento zaffate di zolfo e presenze luciferine, in nulla…Non mi spaventa una realizzazione di Alta Moda, che richieda giorni e giorni per essere perfetta, un titolare di una Maison per cui lavoro che mi spinga nel freddo delle campagne francesi , in pieno inverno , ad osservare per settimane consecutive giardini e pagliai del XVI secolo, senza dirmene la ragione o una cliente particolarmente difficile che , che fa’ capricci….E’ il mio lavoro e sapevo , anni fa, che avrei dovuto sopportare rinunce o comportarmi in maniera molto rigorosa, se questo era quello che desideravo fare…Chi fa la Moda ,a buoni livelli, internazionali, sa che non esistono ferie , festività o amori che riescano a tenertene lontano…E’ la moda stessa la tua vacanza, il tuo Natale, il tuo unico vero amore. Si deve essere pronte e predisposti a tutto questo. Ho il piacere di lavorare con dei miti dello Stile mondiale, che sono esempio di dedizione assoluta e che non finirò mai di ammirare per la modestia e semplicità dell’approccio a questo lavoro, che sono stati in grado di trasfondermi.

Raccontaci due esperienze la più sublime e la più tragica

L’esperienza più bella , per quanto ci abbia dovuto riflettere perché non è stato semplice ricordarne una soltanto, sicuramente si riferisce alla prima collezione internazionale di filati pregiati, realizzata per un brand del lusso, umbro …Ricordo con emozione la prima volta che vidi sfilare delle mie creazioni…Ecco lì capisci come la memoria selettiva ,in molte cose ,ti faccia dimenticare la fatica per la realizzazione e faccia solamente desiderare rimettersi al lavoro…

La più tragica , mi manca , ma non si può mai dire. Questo è un settore dove , per quante ricerche , per quanti studi di segmenti di mercato a cui ci si rivolge, per quante analisi dei dati storici di vendita si possano fare, ci sono varianti imprevedibili , nel risultato…Potrebbe capitare di perdere per un attimo,quel sesto senso che ci fa azzardare, contro il parere di tutti , un modello o un colore , che poi si rivela il best seller della stagione…Potrei considerare, anche io l’opportunità di una consulenza stilistica non efficace per una stagione….E’ accaduto ai migliori .

Il bilancio tra aspetti positivi e negativi è rimasto invariato nel tempo o ha subito dei cambiamenti in questi anni?

Certamente il rapporto che ho con la Moda, l’opportunità che mi viene data di non legare mai il mio nome ad un marchio e saper uscire di scena prima che l’applauso finisca, come per i bravi teatranti, fa in modo che il rapporto tra il positivo ed il negativo sia sempre equilibrato. Non lavorando solo per denaro, ma anche per il piacere del lavoro stesso, non mi sono mai preoccupato se le percentuali delle produzioni seguite, fossero salite o scese rispetto all’anno precedente…Non mi occupo di questo…Se continuo a ricevere tante richieste, nonostante non sia un carattere facilissimo sul lavoro, evidentemente tutto procede per il meglio, con buona pace di chi mi chiama , di chi lavora per me o con me…

Secondo te qual è la sfida per il futuro di questo settore?

Il futuro della moda italiana è di innovarsi ed aprirsi a mercati inusuali, mai dimenticando che le nostre eccellenze, i nostri materiali , sono la nostra storia passata, presente ma soprattutto futura…Stradivari non avrebbe fatto gli stessi violini in altri luoghi del Mondo, come Michelangelo difficilmente ci avrebbe dato un’eredità così irriproducibile, senza i marmi di Carrara o la frequentazione delle botteghe artigiane italiane, oltre alla sua indiscussa genialità…

Quando incontri un giovane intenzionato ad affrontare tutto questo quali sono i consigli che gli dai?

Quando i ragazzi e le ragazze che vogliono accostarsi al mio lavoro mi chiedono consigli, cerco sempre di ricordare quando ho iniziato , scruto i loro occhi , le mani , i segni del viso e cerco di capire quanto saranno in grado di sopportare il fatto che nessuno gli farà un ‘applauso al loro ingresso in un ufficio stile o in un atelier, ma che li vedranno come nemici, che nessuno amerà le loro idee, inizialmente, che spesso troveranno porte chiuse e responsabili del marchio , più grandi di loro , che non saranno teneri nei loro confronti. Provo a capire se saranno capaci di sorridere quando le lacrime tenteranno di uscire e se manterranno il controllo interiore , quando sembrerà che tutto il loro mondo vada a rotoli, cercando di trasmettere a chi gli sta accanto un senso di pace e benessere che è la vera soluzione dei grandi momenti di crisi che possono verificarsi durante una realizzazione collezione o un defilé…Ma soprattutto quanto amore hanno da donare agli altri attraverso le loro creazioni e quanto vogliono rendere più bello il loro Mondo ,con il mestiere più unico, che gli sarà mai dato di fare…

Dopo questa piacevole chiacchierata mi trovo a pensare ancora una volta a quanto volontà è motivazione riescano a spingere sempre più lontano i propri confini, trasformandoli in tranquilli orizzonti sbiaditi. Per quanto possa essere accidentato un percorso se lo si affronta con la consapevolezza di poterlo sorvolare con le ali della passione ogni ostacolo diventa un trampolino di lancio per nuove sfide. Le parole di Filippo Flocco credo saranno di incoraggiamento a tutti quegli animi che come il suo hanno determinato di realizzare il proprio potenziale tramite questo, lasciatemelo dire, fantastico ma difficile mestiere. Trasformare l’inferno in paradiso spesso è una scelta che dipende solo da noi.

One thought on “Quando la passione per il paradiso brucia l’inferno: intervista a Filippo Flocco.

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