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architettura – di Jesus Alejandro Zambrano Verratti

Frank Gehry e quel dito medio durante una conferenza stampa in Spagna

Sono tempi strani per l’architettura.

Pochi giorni prima della pubblicazione di questo articolo,  Frank Gehry ha risposto alla domanda di un giornalista “mostrando proprio QUEL dito”. Considerando che si trattava  della cerimonia del premio “Principe de Asturias delle Arti” con la presenza del Re e la Regina, il gesto volgare di risposta alla domanda: “Come risponde a chi lo accusa di praticare l’architettura spettacolo?” sicuramente non era previsto da nessuno. L’architetto, autore del Guggenheim di Bilbao, proprio ieri ha presentato il progetto per la nuova sede di Louis Vuitton in Francia, irriverente tanto quanto la sua ultima apparizione in pubblico. La domanda che propongo però è: queste sfrontataggini di una persona di 85 anni possono non essere altro che la manifestazione della sua senilità?

E’ proprio così che si presenta il così detto “Starchitect”, un personaggio contemporaneo che assomiglia un po’ ad una rockstar e che è interpretato da tanti altri di color che appartengono all’esclusivo circolo dei  “Pritzker”, quella specie di “Nobel di Architettura” che ci siamo inventati noi architetti per soddisfare il nostro ego. A questo gruppo di Gehry appartengono tanti altri personaggi, l’Italia per esempio ne ha due: Aldo Rossi (Pritzker 1990) e Renzo Piano (Pritzker 1998); ci sono anche qualche Lord Inglesi e personaggi ormai famosi di diversi paesi. Il Brasile anche ne ha due: Paulo Mendes da Rocha (Pritzker 2006), ed Oscar Niemeyer (Pritzker 1988). Quest’ultimo (Niemeyer) è vissuto così tanto (104 anni) che a 95 anni ha dovuto progettare il suo stesso museo: “Oscar Niemeyer” a Curitiba dedicato a se stesso.

gehry louis vitton

Il talentuosissimo architetto non ha smesso di progettare fino alla morte, un atto che può sembrare quasi eroico. Nel mio paese (Venezuela) il “maestro” Niemeyer ha progettato a 99 anni un monumento a Bolivar che pretendeva di stabilire il record mondiale di cemento armato in una trave a sbalzo, una freccia alta 100 metri  e  lunga 170 metri rivolta verso il nord, verso gli Stati Uniti, con lo scopo di mandare un messaggio all’ “Impero” proprio quando le relazioni tra Bush e Chávez stavano attraversando un momento di tensione. Mai costruito, ovviamente…

Un’altra “Star” è l’attuale curatore della Biennale di Venezia (2014), Rem Koolhass (Pritzker 2000). Il concetto della Biennale denominato “Fundamentals” invita a fermarsi un attimo ad analizzare attraverso quali vie e scorciatoie siamo giunti a partorire l’architettura contemporanea. Per fare questo Koolhas ha curato da molto vicino le esposizioni di ogni paese sul tema “Ansorbing Modenity”. Il curatore per accettare il lavoro ha imposto due condizioni: un anno in più per la organizzazione, e non ammettere nessuna architettura contemporanea. Ovviamente eccezion fatta per lui, in quanto curatore.  Da bravo professore universitario di 69 anni ha costretto gli espositori a dimostrare come “il modernismo non è stato mai uno stile. È stata una pratica culturale, politica e sociale.” Lavoro che ha sviluppato con una ricerca a Harvard.

Koolhaas, archetipo di “vecchio saggio”, ha progettato nel 2008 la sede della televisione cinese CCTV a Shanghai. Progetto citato recentemente dal presidente cinese Xi Ji-Ping che ha affermato che la Cina deve smettere di costruire “edifici strani” come questo, che secondo lui non rientrano nei prodotti di un’arte moralmente stimolante che dovrebbe “essere come la luce del sole dal cielo blu ed il vento della primavera, che stimoli le mente, riscaldi i cuori, coltivi il gusto e pulisca stili di lavoro indesiderabili”. Sebbene non sia detto che un presidente abbia l’autorità per decidere che cosa sia o non sia l’arte, è anche vero che il boom costruttivo in Cina ha sorpassato i limiti della frase popolare “i gusti son gusti”.

Considerando che Gehry ha dichiarato che il 98% degli architetti sono una merda, chissà quanti altri di loro lo considerano dentro quel 2% che non lo sono.

Noi invece, giovani architetti, che ancora siamo insignificanti dentro il panorama architettonico mondiale, dovremo aspettare ancora tante altre popolarità che sono in coda, come Calatrava, per avere l’opportunità di entrare nel gruppo “Pritzker”. Sia che questo culto della personalità degli “starchitect” continui o no, è nostra responsabilità imparare dagli sbagli commessi dalle generazioni precedenti. Non si mette a giudizio la qualità artistica e/o architettonica di nessuno di questi architetti-star, se loro pensano di essere bravi e il mondo, sia tecnico che non tecnico, riconosce lo stesso, sicuramente lo sono.

Attenzione però a ricordarci, quando avremo l’ego gasato perché siamo finiti su una puntata dei Simpson, come è successo a Gehry, che anche noi architetti abbiamo una data di scadenza. Così almeno ci risparmieremo la brutta figura di chiedere scusa  dopo un lapsus di “spontaneità”,sostenendo, parafrasando l’eclettico architetto, che si è solo “stanchi ed un po’ storditi”.

gehry

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