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gennaio 24th, 2015
I conti delle mafie romane

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Filo rosso della legalità

di Luisa Laurelli

Sono i numeri dei sequestri che ci confermano la presenza delle mafie a Roma…i sequestri corrispondono ad attività malavitose commesse a danno della comunità cittadina…100 milioni di euro (quelli fino ad ora conteggiati) sono soldi rubati a noi cittadini in termini di mancati servizi o di scarsità degli stessi. Facciamo qualche esempio: i mafiosi di Buzzi e Carminati operavano per gran parte nel settore delle politiche sociali arricchendosi sulla pelle degli zingari o degli immigrati. Il comune pagava 100 per servizi che la cooperativa di Buzzi riduceva a poche briciole. Vogliamo parlare di manutenzioni del verde o di manutenzioni stradali? Quante volte ci siamo chiesti come mai si formano buche a distanza di poco tempo da manutenzioni effettuate perlomeno al risparmio o perchè lo sfalcio dei prati avviene così raramente mandando in malora il verde pubblico. Ecco i danni che la mafia procura alla collettività. Per non parlare dei danni morali ben più gravi quando la politica si accorda con i delinquenti e se ne fa strumento. Questi danni portano la politica a diventare una schifezza e a ritrarsi dai suoi compiti quando a gestire il bene pubblico vengono messi direttamente dei magistrati. Non mi piace la politica dello “struzzo” che mette la testa sotto la sabbia per non vedere, o quel modo di fare che sminuisce i fatti in attesa che passi “a nuttata” sperando nella memoria labile dei cittadini.

Mi domando cosa sta aspettando il PD di Renzi a prendere decisioni relative agli ex consiglieri regionali (in parte presenti ora in parlamento) sotto processo e di cui probabilmente verrà richiesto il rinvio a giudizio per lo sperpero dei soldi dei gruppi consigliari (la stessa vicenda che portò in carcere Fiorito e che causò la caduta dell’amministrazione Polverini). Ad oggi sono state accertate il 75% di spese “irregolari” cioè 2 milioni e 600 mila euro spesi illegalmente solo dal gruppo del PD. E gli altri gruppi? C’è da presumere che presto sapremo anche questo dalla inchiesta della magistratura. Non mi è mai piaciuto il modo “propagandistico” di risolvere le collusioni tra amministrazione e delinquenti: non è il bravo magistrato nominato assessore che può risolvere i problemi di gestione di una grande “azienda” qual’è il comune di Roma, non è solo il sindaco e non anche tutta la sua squadra, ad avere la forza di prevenire e controllare fenomeni di malaffare. Deve essere tutta la squadra composta dai dipendenti comunali, dai dirigenti, dai tecnici, dai consiglieri comunali, dalla Giunta, dai dirigenti delle aziende e delle società, ad avere quale priorità assoluta la pulizia dell’amministrazione e la corretta gestione dei soldi pubblici. Cedere il passo alla magistratura che ha già il suo mestiere da fare, vuol dire azzerare le missioni della politica e cancellare le funzioni pubbliche di cui tutti, politici compresi, sono investiti dentro l’amministrazione comunale.

Lo dico da sempre e continuerò a dirlo in ogni occasione. Roma ha fior di amministratori pubblici sperimentati ai quali affidare ruoli in modo da estendere ben fuori del Campidoglio l’azione di governo e la pulizia di tutto quanto è stato sporcato dalle attività dei mafiosi negli ultimi anni. Roma ha una rete di realtà di volontariato di primo piano da coinvolgere nella scelta degli obiettivi di governo. Roma ha una classe dirigente ed imprenditoriale da coinvolgere per il riscatto della città mai così depressa e vilipesa. Le inchieste della magistratura, gli arresti, le incriminazioni, devono servire da volano per i partiti e per gli amministratori pubblici, per invertire rapidamente la rotta: Roma ha bisogno di trasparenza, di progetti innovativi, di applicazione di regole, di azioni vere di rilancio morale ed economico degne di una città capitale dello Stato.

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