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Il filo rosso della legalità

di Edoardo Levantini

La strage di Parigi impone una seria riflessione anche nel nostro paese. L’attacco dei terroristi islamici è stato compiuto con l’uso del vecchio ma affidabile ak 47 Kalashnikov. Meglio noto come il fucile dei rivoluzionari è l’unica arma al mondo raffigurata persino in una bandiera (quella del Mozambico). Le armi da guerra di quel tipo sono in grado di infrangere persino i vetri anti proiettile e di sparare in condizioni avverse e con la minima manutenzione. Diffuse tra le organizzazioni criminali francesi che nel 2012, 2013 hanno compiuto numerosi regolamenti dei conti nella città di Marsiglia. Forse è proprio questo il canale che hanno utilizzato i terroristi per acquisire le loro armi.

In Francia la polizia non si è dimostrata in grado di affrontare una minaccia di un attacco da parte di terroristi con armi da guerra. E’ bene sottolineare che –allo stato-si tratta di terroristi che avevano “maturato” un’esperienza di combattimento. Esperienza che ovviamente manca alle forze di polizia, addestrate per altre esigenze. Questo è un problema sul quale il nostro governo dovrebbe seriamente interrogarsi: le nostre FFPP sono pronte per un’evenienza simile? I nostri agenti sparano a sufficienza nei poligoni di tiro? Sono sottoposti ad esercitazioni che possano simulare un attacco simile a quello accaduto a Parigi? Hanno a disposizioni corazze in kevlar in grado di ridurre gli effetti nefasti degli ak 47? E’ stata prevista-almeno a livello teorico- una situazione simile nella nostra capitale?

Sul fronte dell’intelligence anti terrorismo per fortuna siamo un passo avanti con un reparto d’eccellenza quale il Ros (raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, che è articolato sia in sezioni di anti terrorismo sia in sezioni anti mafia, che in passato hanno dato ottime prove di contrasto sia nei confronti del terrorismo nostrano sia nei confronti del terrorismo d’importazione. Occorre però rafforzare il dialogo con la comunità islamica in Italia creare un rapporto di fiducia e di collaborazioni con le istituzioni democratiche dell’Italia conoscere e farsi conoscere per prevenire e soprattutto per togliere “l’acqua” che potrebbe alimentare il terrorismo islamico anche nel nostro paese.

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