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architettura

di Flavia Baschieri

Nel bel mezzo del Deserto Black Rock, una distesa salata -sabkha- nello Stato del Nevada (U.S.A.), ogni prima settimana di settembre, sorge da polvere e sabbia una metropoli temporanea. Dal 1991, migliaia di persone popolano questa città effimera per soli otto giorni, fino alla festa conclusiva del Labour Day. La pianta della città è stata disegnata dall’architetto Rod Garret per dare vita al più intenso avvenimento di contro-cultura americana: il Burning Man. L’ evento affonda le sue origini nel 1986 quando Larry Harvey, il fondatore, insieme ad un gruppo di amici, incendiò una sagoma lignea dalle sembianze umane su una spiaggia di San Francisco. Da qui deriva il nome dell’evento e l’usanza di incendiare, alla fine degli otto giorni, un’enorme fantoccio posto nel centro della città. Il Burning Man si auto-definisce come un esperimento annuale di creazione di una comunità temporanea, dedicato all’espressione di sé, e ad una forma radicale di autosufficienza. Chiunque può partecipare al Festival – comprando il biglietto – e, oltre a dover portare la propria attrezzatura di sopravvivenza nel deserto, si è invitati alla condivisione e alla partecipazione in forma democratica e attiva con installazioni artistiche, musicali o architettoniche. Non è solo una grande festa, ma un esperimento culturale e architettonico che negli anni è riuscito a creare intorno a sé una vera e propria cultura. Nella creazione di questa comunità urbana temporanea ci sono delle precise regole da seguire. Il baratto è l’unica forma di compra-vendita accettata, i soldi non hanno alcun valore; i cellulari non funzionano e all’arrivo è obbligatorio registrare qualsiasi oggetto tecnologico; è possibile scattare foto solo per scopi non commerciali o pubblicitari; non si possono utilizzare mezzi di trasporto se non per i collettivi “mutant vehicle”.
La città è regolamentata da un vero e proprio piano regolatore, dove si distingue la zona residenziale da quella artistica. Probabilmente l’architetto Rod Garret si sarà ispirato alle numerosissime utopie architettoniche sulle città ideali di forma circolare, infatti la pianta di Black Rock City è un semicerchio. Il punto radiale è la figura del Burning Man, da questo si dipartono quattro arterie principali: tre boulevards solcano la parte residenziale della città, l’ultimo invece si proietta isolato verso la parte vuota del semicerchio, verso il Temple, anch’esso destinato a bruciare. Una quinta arteria, l’ esplanade, segna circolarmente la città, e quando si incrocia con i boulevards dà luogo a numerose piazze. La trama residenziale, fatta di tende e accampamenti, è costituita da dieci percorsi circolari e diciassette radiali. Tutti hanno un proprio lotto definito in cui insediarsi e dar vita alla propria costruzione spontanea.

burning Man1

Ma l’aspetto forse più interessante è quello della temporaneità. Un articolo del regolamento ufficiale del Burning Man recita: “leave no trace”, ciò significa che tutto dovrà tornare come se nulla fosse accaduto. Black Rock City, che l’anno scorso ha ospitato fino a 68.000 persone, allo scoccare del nono giorno deve scomparire nella polvere del deserto che la ha generata.
Seppur si tratti “solo” di un festival, questa sua scadenza temporale invita a riflettere sul carattere sempre più provvisorio dell’architettura. Già sono tanti gli architetti che si soffermano nei loro progetti sull’idea di movimento, di tempo. In una società in cui tutto cambia così rapidamente, non è facile costruire un edificio che risponda anche alle necessità che avremo nelle prossime generazioni. Ed è da nuovi problemi che l’architettura è stimolata verso nuove e ancora impensabili soluzioni. Abitazioni che si possono scomporre e ricomporre diversamente, edifici a scadenza i cui materiali possono essere riutilizzati per una nuova costruzione futura, strutture flessibili e mutevoli ai bisogni umani. Questi sono solo pochi esempi della direzione che sta prendendo in alcuni casi l’architettura. Forse, più di tutte le altre arti, l’architettura si sviluppa non solo nello spazio ma anche nel tempo. E questa dimensione risulta sempre più tangibile ora che è possibile, in una sola settimana, far nascere e sparire un’intera metropoli.

Sito del Burning Man: http://burningman.org/

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