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gennaio 6th, 2015
Oggi barboneggi?

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teatro

di Mauro Scarpa

Intervista a Ippolito Chiarello, attore, regista, formatore, insonne.
Quando il direttore ha comunicato la linea editoriale scelta dalla redazione di Turboarte (Fuori dal coro) ho subito pensato che potevo intervistare Ippolito Chiarello. Potevo raccontare del suo Barbonaggio teatrale, due candidature al premio Rete Critica 2014, e delle sue scelte artistiche. Proviamo ad andare con ordine. Ho incontrato Ippolito nella sede dell’Ammirato Culture House, una casa che ospita artisti provenienti da tutto il mondo e di cui Ippolito è presidente. Mi accoglie tra una replica e l’altra delle sue produzioni. E’ un attore e regista, ideatore e promotore di moltissimi progetti. Se c’è un filo conduttore in tutti i suoi spettacoli, credo vada ricercato nel suo impegno quotidiano di restituire dignità e professionalità al mestiere dell’attore. E di scardinare l’idea malsana che si possa fare arte prescindendo dal pubblico. E’ un discorso complesso eppure semplice. Per molti anni i finanziamenti pubblici hanno permesso di portare in scena molti lavori che, a prescindere dalla qualità, potevano permettersi di sperimentare (parola orrenda, meglio sarebbe approfondire) forme artistiche votate all’incomunicabilità. Sono artista dunque il fatto che il pubblico senta, comprenda e si emozioni risulta secondario. I teatri erano vuoti, ora i teatri
chiudono. Il lavoro di Ippolito è partito proprio da una riflessione profonda circa il rapporto tra artista e pubblico. Un rapporto che può essere ri valorizzato attraverso esperienze concrete. Si tratta di ri centrarsi sulla relazione diretta, sentimentale quasi, con le persone. E’ un investimento in formazione a lungo termine con l’obiettivo di riaccendere la passione per il teatro.

Il barbonaggio teatrale è questo: teatro per strada e non teatro di strada.
Come tutte le idee innovative, anche l’idea del barbonaggio nasce quasi per caso. Siamo nel 2009 ed Ippolito è impegnato nella prima di Fanculo pensiero. Stanza 510. Quella stessa sera, subito dopo il debutto, si accorge che lo spettacolo è pieno di luci, di
scenografie ma che è nato come un contenitore molto bello che si è dimenticato del pubblico. Da qui la crisi, umana intanto. Impegnati a denunciare la velocità con cui consumiamo la vita, diventiamo spesso veloci noi stessi, anche in scena. La crisi diventa anche artistica, e per gli artisti la crisi è lo strumento per valorizzare il proprio lavoro. Ippolito si mette in strada, scavalcando i passaggi intermedi tipici di una produzione, e propone un listino con dieci pezzi da vendere, da due a quindici euro. E lì succede qualcosa che Ippolito ancora non si spiega. Molte persone pagano volentieri un pezzo di un minuto e mezzo, pagano la stessa cifra che pagherebbero per assistere in teatro ad uno spettacolo. Non solo. Il passaparola è immediato. Il Barbonaggio viene portato in tutta Italia, raccoglie consensi, forma e fidelizza un pubblico. Altri attori, citando la fonte, si muovono nella città e fuori regione col loro palchetto e il loro listino. Ogni anno, a Lecce, c’è un raduno in cui attori provenienti da ogni parte d’Italia fanno esperienza di Barbonaggio. Oggi barboneggi? L’idea di Ippolito diventa un gergo, riconosciuto e commentato dalle principali testate giornalistiche italiane. Ippolito, che evidentemente non dorme, porta il Barbonaggio anche in Europa e, nel frattempo, ne approfitta per realizzare un film (scritto con Matteo Greco che cura anche la regia) che racconta il Barbonaggio e
l’idea che le cose si possono fare. Ci lavora un mese, Insieme anche ad Elena Riccardo. Prodotto inizialmente dal pubblico, una sorta di crowfounding genuino, viene poi cofinanziato dall’ Apulia Film Commission e dalla rete pugliese di Teatri abitati. Il film si intitola Ogni volta che parlo con me. L’ idea è di portarlo ovunque, anche nelle case, e mai gratuitamente. Ciascuno può contribuire, anche con poco, con la possibilità di diventare azionista del film. (Tutte le informazioni sono sul sito www.ognivoltacheparloconme.it).

ippolito chiarello
L’idea è di vivere l’esperienza del Barbonaggio, inizialmente legato allo spettacolo Fanculo pensiero. Stanza 510, anche e insieme alle altre produzioni (Oggi Sposi, PsycoKiller. Quanto mi dai se ti uccido?), con l’obiettivo dichiarato di valorizzare pratiche teatrali innovative e più umane. Non poteva mancare la domanda sui progetti futuri. Come attore, sarà in tournée, oltre che con gli spettacoli già citati, con due spettacoli del regista leccese Tonio De Nitto (Romeo e Giulietta, La bisbetica domata); sta lavorando con Marco Manchisi, all’interno della residenza artistica La luna nel letto, al primo allestimento in assoluto di un testo scritto a quattro mani da Edoardo De Filippo e Luigi Pirandello (L’abito nuovo) che debutterà nel Novembre del 2015. Poi c’è la formazione, con l’Ammirato Culture House, con laboratori in giro per l’Italia, con la sua compagnia Nasca Teatri di Terra, con altri progetti legati ad un’ idea di arte che apre le sue porte e diventa accogliente, curiosa, esperienza di una narrazione che non può prescindere da un pubblico attento, esigente, pronto a riconoscersi nei fatti, nelle storie. A lavorare per strada si diventa più bravi.
Www.ippolitochiarello.it

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