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letteratura

di Mauro Scarpa

Simona Toma, leccese, scrittrice, cinematografara, elegante, capace di abbinare i pois, fine conoscitrice del trash, innamorabile, amante del mare. La lista potrebbe continuare perché Simona Toma è una persona che non ha bisogno di fare il personaggio. In quattro anni ha scritto quattro libri (uno ancora inedito, uscirà per Sperling & Kupfer) e pubblicato con Mondadori e Giunti. Nel frattempo ha lavorato in diverse produzioni cinematografiche tra le quali, nel ruolo di assistente alla regia, Latin Lover, l’ultimo film di Cristina Comencini appena uscito nelle sale. L’ultimo film in cui ha recitato la signora e artista Virna Lisi.

L’ho incontrata per parlare del suo Un bacio dall’altra parte del mare, edito da Giunti e di altre cose che hanno a che fare con l’amore ma non solo.

“Sono una che ama smanettare e sono finita per caso sulla pagina romana di Repubblica. Una foto ha catturato la mia attenzione: una donna bianca e un uomo nero si baciavano. Nel commento si parlava della loro storia. Vivevano entrambi in una casa occupata solo che, in seguito ad una retata, si era scoperto che lui non aveva i documenti in regola. E’ stato rimpatriato. Fine. Sono partita da lì per raccontare la storia d’amore tra Caterina, matricola sbarcata a Bologna, e Yassine, maghrebino e residente in una palazzina occupata da etnie diverse, italiani compresi. Mi si conosce come scrittrice di temi amorosi ma in questo caso la storia tra Caterina e Yassine è stata lo spunto per raccontare altro. Il tema della diversità ad esempio. Io non capisco come ci si possa sentire superiori a qualcuno per il colore della pelle o per  lo status socio economico. Siamo persone fortunate, siamo nati in una zona ricca del mondo. Ma è un caso. Abbiamo tutti le stesse emozioni e gli stessi diritti. Complicare il discorso è solo un modo per non accettare un fatto evidente. Siamo tutti umani. A me piace molto parlare con le persone. Ogni volta che lavoro su di un libro, sono io quella che attacca discorso con tutti. Sono una stalker di vecchietti, sono io che faccio domande a raffica e pendo dalle loro labbra. Lo stesso faccio con gli stranieri, ascolto ciò che hanno da dire”.

E’ l’amore che riscatta sempre?

“Direi che, nel caso di Un bacio dall’altra parte del mare, l’amore permette di conoscere realtà altre. Caterina, al di là della storia con Yassine, impara a raccontare e questo mi sembra il risultato più importante. Uscire dalla propria vita e riuscire a dire cosa accade intorno”.

Il tuo primo libro, Da questo libro presto un film (Mondadori ed.), è stato pubblicato anche in Germania e Brasile. Come ci si sente?

(risata)

(gesticolamenti vari)

“E’ chiaro che sono soddisfatta eppure credo che la mia scrittura stia maturando, io sto maturando. Il primo libro ha la forza dell’opera prima, è pieno di entusiasmo (è il mio preferito ndr). In  Un bacio dall’altra parte del mare ho lavorato molto sul ritmo interno, sulla struttura, sui personaggi, alcuni ispirati ai miei amici che butto dentro le pagine senza chiedere il permesso”.

Parliamo dei personaggi.

“C’è Sergio,  vedovo italiano inconsolabile, che ritrova un senso diventando il “sindaco” e protettore della palazzina multietnica. C’è Ettore, l’amico gay, che potrebbe essere un ulteriore approfondimento del tema della diversità ma che nel romanzo ha il ruolo di Deus ex machina. Ettore è importante non per i suoi gusti sessuali ma per la sua capacità di offrire un punto di vista più aperto. Grazie a lui Caterina si sentirà libera di amare Yassine e di approfondire la sua passione per il racconto”.

Il libro sta andando molto bene. Ottima anche la risposta dei lettori giovani.

“A questo proposito vorrei dire una cosa a ci tengo tanto. Il libro diventa libro quando finisce nelle mani di un lettore. E’ il lettore che trova punti di vista che non avevo immaginato. E se da una parte questo fa aumentare l’ansia, dall’altra mi fa capire quanta responsabilità abbiamo noi scrittori quando usiamo le parole.  In una scuola superiore, per esempio, molti ragazzi hanno proposto dei finali differenti rispetto a quello che ho proposto”.

Noi il finale non lo chiediamo. E facciamo un’altra domanda. Chi è Carlotta Fiore?

“E’ un mio pseudonimo con cui ho firmato Diario semiserio di una teenager disperata. E’ uscito per Mondadori e racconta la storia di una ragazzina che scrive un blog su questioni amorose. L’idea è quella di ironizzare sui quintali di articoli e consigli amorosi e mai amorevoli”.

L’intervista ha avuto varie digressioni, da Alessandra Amoroso e Tiziano Ferro (dei quali Simona scriverebbe la biografia) a citazioni più “colte” ma questo è un distinguo che lei non farebbe. Per farvi un’idea più varia delle sfaccettature di questa donna affascinante vi consiglio vivamente il suo blog simonatoma.wordpress.com.

Simona Toma

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