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aprile 25th, 2015
ATTENDISMO E DELEGA

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filo rosso della legalità

di Edoardo Levantini

Alla vigilia dell’annunciata fase due di Mafia Capitale l’amministrazione comunale romana è divisa tra l’immobilismo e la delega in bianco all’assessore alla legalità e alla trasparenza Alfonso Sabella. Il magistrato, per anni, componente della DDA di Palermo ha attraversato al fianco di Giancarlo Caselli la stagione del dopo stragi del 1992 coordinando inchieste delicatissime come quelle che hanno portato alla cattura dei boss di cosa nostra Leoluca Bagarella e di Pietro Aglieri. Arrivato al Campidoglio dopo la maxi inchiesta sul gruppo Carminati,  Sabella è ormai il Jolly del sindaco Marino: problema legalità ad Ostia? No problem Sabella. Problema appalti Metro  C. No problem, Sabella. Commissario straordinario “sulle macerie” politiche di Ostia? No problem c’è  Sabella.

La crisi di un pezzo della classe politica romana deve essere davvero grave se l’unico nome per affrontare la questione mafie è quello di un magistrato. E’ possibile che in questi anni nessun politico si sia accorto della crescita delle organizzazioni criminali a Roma? E’ possibile che non ci sia nessun in grado di dare una risposta come esponente della politica? E ancora, dopo Mafia Capitale, dopo le sentenze sul clan Fasciani ad Ostia e le condanne per 416 bis, dopo le indagini sulla camorra e sulla ‘ndrangheta che hanno individuato e colpito ramificazioni dei clan in tutti i quartieri, è possibile che nell’aula dell’assemblea di Roma Capitale non si sia trovato un po’ di tempo per discutere di questi fatti? Anche alla luce della ricerca sulle mafie a Roma e nel Lazio  realizzata dall’Osservatorio sulla Sicurezza e Legalità che ha censito 88 clan a Roma e nel resto della regione.

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