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maggio 15th, 2015
Matisse – Arabesque

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Visual Art

di Martina Coppola

Io dico Henri Matisse. Se voi rispondete “La danza” siete fuori strada.

Volate oltre con l’immaginazione, volate ad esempio in Oriente, Estremo o Medio che sia. Volateci ora che è primavera e siamo in corsa verso l’estate. Esploderanno fiori e colori, così prepotentemente e vigorosamente, avidi di vita e pieni di vitalità, da non lasciare uno spiraglio vuoto.

Ecco quindi che io dico Henri Matisse e voi rispondete “Arabesque”.

Il viaggio, nel concreto, basta farlo fino alle Scuderie del Quirinale, ma quello che vi troverete esposto è un impeto di quanto ho timidamente provato ad evocare prima. Un’esposizione curata egregiamente, con capolavori di Matisse, tanti e provenienti da lontano, circondati da meravigliosi oggetti di manifattura orientale, tanti e provenienti da lontano. Il visitatore è accompagnato attraverso le numerose peregrinazioni di Matisse, nonché attraverso i principali eventi culturali ed artistici che fermentavano nella Parigi a cavallo tra XIX e XX secolo.

Per soddisfare qualche curiosità, uno tra tutti: Interno con fonografo. Riassume forse la gran parte delle tematiche: la natura morta con i fiori in vaso, circondati da frutta e poggiati su un tavolo, tutto a richiamare la rivoluzione prospettica che trae origine dalle mano e dalla lezione di Cèzanne; i fiori sulle pareti, gli arabesque appunto, che assieme ai tessuti ai tappeti e ai tendaggi di palese origine orientale colma ogni spazio facendo esplodere i colori; un soleggiato interno e un altrettanto soleggiato esterno che si intravede alla fine di una stanza i cui giochi prospettici non sono del tutto chiari perché, si sa, Matisse non era minimamente interessato a rappresentare lo spazio nella sua realtà, rivolto com’era, piuttosto, alla rappresentazione della sua idea di spazio; in uno specchio collocato chissà dove compare il suo autoritratto e il fonografo sembra evocare quell’idea sin estetica cara all’autore, quella commistione di musica e colore, che gli fece dire: un tono non è che un colore, due toni sono un accordo.

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