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letteratura

di Valerio Cianfrocca

Cos’è un romanzo storico? Un libro che come ogni altro si interroga sulla natura umana, ma che oltre ai problemi non semplici affrontati da ogni opera letteraria degna di questo nome, contiene una doppia sfida del tutto originale.

Anzitutto, la capacità di mantenersi sul difficile equilibrio tra attendibilità storica ed estro narrativo.

In secondo luogo, l’acume (anch’esso storico e narrativo) di saper individuare le domande corrette da porre come filo conduttore della vicenda dei personaggi.

Il romanzo storico cela rischi enormi. Quello peggiore non è tanto di essere approssimativo, quanto piuttosto la tentazione di universalizzare la storia trattata, isolandola e collocandola in una struttura ideologica che con la vicenda in questione non c’entra nulla.

Giuliano, di Gore Vidal, è l’archetipo di romanzo storico, ed è un romanzo di genio. Narrando le vicende dell’imperatore Giuliano I detto l’apostata, Vidal immerge il lettore in un mondo in parte familiare in parte inaccessibile, tra personaggi spesso incomprensibili ma estremamente vividi.

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Il romanzo fu pubblicato nel 1964, come risultato di un lavoro di ricerca storica sul personaggio svolta durante quattro anni di soggiorno di Gore Vidal a Roma.

L’autore ricostruì e descrisse minuziosamente la psicologia di Giuliano, l’ultimo imperatore filosofo, dalla mente geniale e visionaria.

Il lettore cresce con Giuliano, arrivando a scoprirlo come si scopre un amico, attraverso la storia delle vicende che lo hanno segnato, con la consapevolezza che anche il minimo dettaglio può aver condizionato la vita del nostro amico, facendolo diventare l’uomo che è stato.

E attraverso lo sguardo di Giuliano, il lettore scopre un universo simbolico e filosofico del tutto estraneo all’Umanità moderna. E in questo, Vidal rende alla perfezione il fascino di conoscere un’età diversa dalla propria: per comprendere il romanzo e i suoi personaggi, è necessario abbandonare le proprie strutture culturali ed ideologiche, e lasciare il posto ad un’altra cultura, ad un’altra mentalità.

Le stesse azioni compiute da Giuliano sono frutto di una logica estranea alla nostra, e in questo, egli è davvero un uomo del mondo antico, o più precisamente, è l’ultimo imperatore legato alla cultura classica, in un Impero Romano in piena crisi identitaria, lacerato dalle contese religiose e politiche e assediato da un mondo troppo diverso ed ostile.

L’imperatore, ricordato per la sua ostilità alla religione cristiana e all’universo mentale da essa costruito, sapeva che l’impero e l’ideologia che l’aveva prodotto appartenevano ad una cultura antica, nata con Omero e non con l’Antico Testamento. L’unico modo per riportare Roma all’antica saldezza morale e ad una coesione ideale era, nell’ottica di Giuliano, l’abiura del cristianesimo, e il ritorno alla religione che aveva reso grande Roma e prima di essa il mondo ellenistico: il politeismo, nella sua versione mitridatica.

Quella di Giuliano non è dunque una lotta del razionale contro l’irrazionale, ma non è nemmeno semplicemente la lotta tra due religioni. È uno scontro tra due sistemi di valori, tra due strutture simboliche troppo diverse tra loro per poter coesistere pacificamente.

La civiltà greca era profondamente irrazionale, e aveva una visione dell’uomo quasi opposta a quella proposta dal cristianesimo. Giuliano è un personaggio eclettico e insolito per la sua epoca: il suo acume politico è ostacolato dalla sua sincerità, il genio filosofico dalla sua disinvoltura.

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Giuliano è un uomo di un’altra epoca, frutto di un’alchimia irripetibile: non esistono più le condizioni perché venga forgiato un uomo del genere. Eppure, siamo tutti Giuliano. E quest’osservazione non è frutto di mera retorica. Ma l’essere umano è sempre lo stesso, e molte delle dinamiche che producono e rinnovano il potere politico sono rimaste simili, almeno nella teoria.

Siamo tutti Giuliano quando opponiamo all’irrazionalità altrui la nostra irrazionalità. Quando troviamo accettabili le nostre contraddizioni e non comprendiamo quelle degli altri. Quando combattiamo un’ideologia egemone, sapendo di costituire una minoranza ma credendo di essere nel giusto. Quando lottiamo per un mondo diverso.

Questo è in fondo il significato del romanzo Storico e di Giuliano di Gore Vidal. Mostrare l’umanità, infinitamente adattabile, con i suoi pregi e i suoi difetti, la sua forza e le sue debolezze. E lo fa con raffinatezza e umanità, con una lucidità non aliena dal sentimento. Senza ingannare il lettore mostrando caratteri umani tipici della nostra epoca, ma costringendolo a chiedersi come sarebbe stato, e che decisioni avrebbe preso, in un altro mondo e in un’altra epoca; abbandonando lo sciovinismo storico e il senno di poi che sono tra le nostre gabbie mentali peggiori.

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