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viaggi

di Giovanni Argan

Mogli e buoi dei paesi altrui

Li incontriamo sulle spiagge italiane, mentre la loro pelle chiarissima cerca di prendere un po’ di colore, oppure nei negozi di alta moda, a Milano o Roma, intenti a scegliere qualche vestito all’ultimo grido. Sono molto riservati, e in pochi parlano l’inglese. Tutti hanno un grande amore per l’Italia e per la nostra cucina. Avete indovinato? Sono i russi. Un popolo, per noi italiani, alquanto misterioso, e che nell’immaginario collettivo europeo è rappresentato come scontroso e cattivissimo.

Essendo un amante della cultura russa e frequentatore della città di San Pietroburgo, cari lettori, oggi vi offro una “piccola guida” per capire meglio, anche se in maniera spicciola, la mentalità di questo popolo, e magari rimuovere qualche stereotipo, che sono sicuro abbiate, se, come me, vi appassionano i film di spionaggio hollywoodiani.

  • La caduta del comunismo e la nascita della borghesia

Con la fine dell’Unione Sovietica e l’arrivo del libero mercato, l’economia russa è cambiata drasticamente. Da questo evento epocale, è nata, dall’oggi all’indomani, la borghesia. Varie volte ho sentito definire i russi, in senso dispregiativo, come “nouveaux riches”. Personalmente direi che sono dei “nouveaux bourgeois”; e che  questa giovane borghesia presenta alcune caratteristiche molto interessanti, che la nostra consolidata e conservatrice classe borghese ha praticamente dimenticato. La prima fra tutte è costituita dal desiderio di fare impresa, frequente fra i giovani russi. In una società in cui quasi nessuno è nato ricco, perché non ci sono famiglie che detengono capitale da centinaia di anni, è diffusissimo il sogno di conquistarsi, partendo dal basso, un posto di tutto rispetto nella società. D’altronde si è propensi a rischiare quando non si ha quasi nulla da perdere; mentre si è più inclini a difendere il patrimonio che si ha, preferibilmente senza troppi sforzi, se si dispone già di una rilevante posizione socio-economica. Ad incoraggiare il sogno imprenditoriale ci sono due fattori: il primo è che, dopo la caduta del muro di Berlino, le giovani generazioni hanno dato sfogo al loro desiderio di cambiamento cercando di inseguire il modello dell’imprenditore occidentale, che non esisteva durante il comunismo; il secondo è costituito dalla favorevolissima tassazione sulle imprese, pari al 24%. Se a questi dati si aggiunge che la tassazione sulle persone fisiche prevede un’aliquota fissa del 18% (tax flat) e che non esiste una tassa di successione, capirete bene perché il mestiere dell’imprenditore è così diffuso.

  • La passione per i viaggi

All’epoca del comunismo, c’era un detto: “il pollo non è un uccello e la Bulgaria non è l’estero”. I russi che non potevano viaggiare per i paesi del blocco occidentale, potevano andare in vacanza solamente nei paesi dell’Urss e in quelli dove vigevano regimi comunisti “amici”, come la Bulgaria. Con la caduta del muro e l’apertura delle frontiere, il desiderio di vedere tutti quegli altri stati, che prima non era possibile visitare, è diventato realtà. Per questo i russi ci tengono tanto a venire in vacanza in Europa. Peccato che la cosa non sia reciproca. Infatti noi europei non siamo, mediamente, tanto curiosi da andare in vacanza in tutte quelle repubbliche dell’ex Unione Sovietica, dove ci sono culture e bellezze artistiche a noi completamente sconosciute.

  • L’amore per l’Italia

Nello specifico i russi amano venire in vacanza in Italia. Non solo per il mare cristallino e le spiagge dorate, ma soprattutto perché amano la nostra cultura. Basta ricordarsi che la città di San Pietroburgo, fondata da Pietro il Grande nel 1703, è stata progettata dall’architetto barocco Domenico Trezzini (svizzero), che aveva maturato la sua formazione artistica a Roma. Poi c’è la collezione d’arte dell’Ermitage, una delle più importanti al mondo, che custodisce capolavori di Caravaggio, Canova, Tiziano, Leonardo e molti altri. Ma il fenomeno più interessante di assimilazione della cultura italiana è avvenuto durante il comunismo, tramite il PCI.  I “compagni italiani” hanno fatto arrivare in Russia film e canzoni nostrane. Sembra assurdo, ma è così. Pensate che non c’è un russo che non abbia visto un film di Adriano Celentano o non abbia ascoltato una canzone di Albano! A noi oggi può sembrare strano, ma sono questi esponenti della cultura popolare che hanno plasmato nei russi lo stereotipo dell’italiano medio. Il risultato di tutto ciò è tangibile nelle statistiche: la Russia nel 2013 è stato il primo paese per il numero di visti verso l’Italia, con un ammontare di 770 mila ingressi; a San Pietroburgo, dopo l’inglese, l’italiano è la lingua più studiata.

  • Riservatezza e sensibilità nordica

Nello scritto “Lo Spirito delle leggi” (1748) Montesquieu aveva sostenuto la tesi, secondo la quale il temperamento di un popolo varia in base alla caratteristiche climatiche e geografiche. Se un popolo è abituato ad un clima temperato, sarà propenso a trascorre molto tempo fuori casa, e quindi a sviluppare maggiormente le sue attitudini sociali; al contrario, se vive in un contesto naturale ostile, incrementerà le sue attitudini riflessive. Niente di più vero se applicato al nostro argomento. I russi, infatti, sono proprio così: riservati, riflessivi e poco espansivi. Non a caso amano passare ore, in silenzio, di fronte ad una scacchiera. Ma non sono cattivissimi e maleducati come li tratteggiano gli spy movies. Hanno semplicemente un’altra mentalità, e da ciò discendono diversi costumi. Qualche esempio? Il bacio sulla guancia, che noi in Italia, siamo soliti prodigare facilmente, è considerato in Russia un gesto di estrema confidenza, dal momento che si entra fisicamente in contatto con un’altra persona. Se ne può fare uso solo fra persone intime, pena essere additati come maleducati. Un discorso simile vale per il sorriso. Noi siamo abituati a sorridere spesso, anche agli sconosciuti. Per noi italici è un atto di educazione volto a manifestare le nostre migliori intenzioni verso il prossimo (anche se quante fregature si possono nascondere dietro a uno splendente sorriso!). Ora non è che i russi non sorridano mai e siano sempre silenziosamente malinconici. Il fatto è che, essendo molto riservati, ritengono che il sorriso sia un atto di complicità, e che, come tale, possa essere speso solo tra parenti e amici. Tenete a mente che sorridere ad un russo, che non si conosce bene, potrebbe metterlo in imbarazzo.

Anche se queste brevi osservazioni sono ovviamente valide solo in termini generali, possono comunque costituire un buon punto di partenza per capire come  avvicinarsi e rapportarsi con i russi. Queste conoscenze di base, magari accompagnate da una buona bottiglia di vino, vi potranno aiutare a “rompere il ghiaccio” con un vostro cliente o (perché no?) con una futura amica.

Fatene buon uso.

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