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viaggi

di Luisa Laurelli

Pochi giorni di viaggio nella Sicilia del barocco tra Siracusa  e Ragusa, sono sufficienti per vivere una esperienza unica da ogni punto di vista. In queste terre c’è un concentrato di storia e di bellezze artistiche uniche al mondo: perfino il mangiare sa di cultura sontuosa e ricca. Il viaggio è particolare anche perché pressochè tutti i paesi di questa zona sono stati  dichiarati territorio dell’Umanità protetto dall’Unesco.

Qui tutto è segnato dal terribile terremoto del 1693, particolarmente distruttivo, con i paesi ricostruiti negli stessi luoghi, se possibile anche più belli seppure con criteri spaziali profondamente diversi (basta guardare alla larghezza attuale delle strade).

Il mare simile a quello dei Caraibi,  con begli stabilimenti tra dune sahariane e servizi di qualità presenti in un buon numero, è davvero uno spettacolo da vivere.

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Unica pecca seria è la quasi totale mancanza di trasporto pubblico e la viabilità precaria piena di interruzioni con autostrade mai finite ( dove ovviamente non si paga il pedaggio),  che costringono a tempi più lunghi per visitare i centri storici di paesi e città assai suggestive e vitali. Si aggiunga la piaga di un abusivismo secolare che dà al paesaggio un aspetto in parte disordinato ed incompiuto.

Abbiamo alloggiato nella riserva del Plemmirio in monolocali con angolo cottura a prezzo economicissimo, lindi e pinti, seguiti costantemente dalla signora Elisabetta. E’ bellissima la costa del Plemmirio, alta, frastagliata piena di grotte e insenature, dove fare il bagno e le immersioni nel mare turchese cristallino.

Ai bagni di mare al mattino con il sole caldo di fine luglio, tutti i giorni abbiamo fatto seguire nel pomeriggio, la visita nelle città costiere e dell’entroterra. A Ispica (circa 15 mila abitanti)  abbiamo visitato la splendida basilica di S. Maria Maggiore, unica al mondo perché circondata da un porticato a semicerchio che fa da quinta teatrale alla chiesa, tanto sobria fuori quanto ricca e colorata all’interno, con la statua di Cristo flagellato alla colonna, opera assai venerata perché miracolosamente salva dal terremoto. Altrettanto bella è la piazza nel centro città con la chiesa Madre di S. Bartolomeo sopraelevata rispetto alla piazza  moderna nella recente riorganizzazione urbanistica, pulita e ben manutenuta, ricca di  monumenti che inneggiano alla pace e ricordano le passate tragedie della guerra.

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Proseguendo lungo il corso principale si passa davanti alla sede dei reduci Garibaldini, tutta addobbata con il tricolore, frequentata da aderenti agli ideali rivoluzionari dell’Eroe dei due mondi. Si arriva percorrendo una scenografica strada alberata in salita, a visitare la basilica della Santissima Annunziata, un’altra splendida chiesa decorata a stucco in stile rococò, armoniosa e brillante dei colori del tramonto, dal rosato all’arancio.

Per la cena abbiamo scelto i tavolini all’aperto del ristorante “Il mercato” (era la sede del vecchio mercato ora raffinato ristorante con angoli assai intimi). Tutta la piazza è occupata dai tavoli e si mangiano specialità siciliane al fresco della sera: da segnalare il cannolo assai particolare fatto di una cialda di carrubo e riempito di ricotta e cioccolato.

Proseguendo nel viaggio si va a Marzamemi verso Capo Passero (toponimo legato al grido di “passarù” che annunziava la passata dei tonni), la punta più estrema della Sicilia. La parola Marzamemi deriva dall’arabo  “Marsà al hamen” che significa Rada delle tortore. A Marzamemi si incontrano il mar Mediterraneo e lo Ionio e lì davanti ci sono l’isola delle Correnti con tanto di faro e fortissime mura a calcestruzzo e l’isola più piccola, su cui sorge un elegante villino di proprietà della famiglia del prof. R. Brancati dove soggiornò lo scrittore Vitaliano Brancati.

Tutta questa zona è tristemente nota per gli sbarchi dei profughi e dei clandestini che scappano dai luoghi di origine e dalle guerre, nel tentativo di approdare in Italia e proseguire il viaggio verso l’Europa. Farsi il bagno in questo mare oltre a richiamare alla mente le belle immagini delle nuotate di Montalbano, ti palesa costantemente  i naufragi e gli affondamenti che hanno portato solo nel 2015 a oltre 2300 morti.

Ma torniamo a Marzamemi, contornata da campi coltivati a pomodoro pachino, piccolo borgo di pescatori diventato negli anni meta di attrazioni di ogni genere per i turisti. Il centro storico costruito dopo il terremoto, è di proprietà del principe di Villadorata ed è tutto rimasto come sempre, nel senso che le vecchie tonnare, le botteghe, il porticciolo, la fabbrica del ghiaccio, sono stati tutelati e salvaguardati. Per tutto il giorno è un fiorire di iniziative (noi ci abbiamo visto una mostra su Pasolini e la Sicilia), i piccoli vicoli sono pieni di banchetti che offrono degustazioni dei famosi vini della val di Noto, di prodotti tipici alimentari e prodotti di artigianato. La sera però davanti al mare con un tramonto rosso fuoco, vengono serviti aperitivi e si può mangiare in ristoranti appoggiati sugli scogli, piatti di pesce appena pescato di alta qualità.

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Anche il mare, proseguendo per circa 7 km oltre la zona di Pachino, è spettacolare con il suo colore verde smeraldo e l’acqua ben calda: molto bello è il lido attrezzato di fronte all’isola delle Correnti a Carratois dove nello stabilimento abbiamo mangiato ottimi moscardini fritti.

Un’altra oasi da frequentare per l’integrità della natura e per la quantità incredibile di uccelli che vi nidificano, è quella di Vendicari dove ci si deve portare l’ombrellone e il necessario per stare una giornata nella quasi mancanza totale di servizi. Si può raggiungere comodamente a piedi passeggiando sulla battigia, l’antica tonnara con i comignoli e le fornaci, restaurata a regola d’arte per ricordarci gli antichi mestieri e la durezza della vita del marinaio.

Nel tragitto dall’area del Plemmirio verso il ragusano, non potevamo tralasciare la visita del paese di Rosolini con i suoi palazzi barocchi, le chiese ed una cena tipica nella antica osteria “U sulicce’nti”dove fin dal 1936 la famiglia Cataldi offre prodotti genuini a km. zero, dalle paste fatte di farine di carrubbo, castagno e pistacchio, all’antipasto fatto di legumi, verdure, ricottine nella cavagna, fritturine e couscous. Nella trattoria si respira qualità, cultura e simpatia. U sulicce’nti vuol dire il luogo dove meno batte il sole in una casa o in un terreno. La trattoria è adiacente alla spettacolare piazza Garibaldi con la sua bellissima chiesa, qui si bevono vini di qualità prodotti dall’enoteca Cataldi che è tutt’ora punto di riferimento della città.

Inutile descrivere la bellezza delle campagne tra Modica e Ragusa, con i regolari muretti a secco, le sontuose piante di carrubbo, le mucche modicane e le belle masserie. Modica è una grande città costruita un po’ come Matera sui fianchi di grandi colline, con case rupestri e case in pietra, con i tetti dalle antiche tegole che denotano una cura della bellezza del paesaggio abbastanza inaspettata. Si può salire in macchina nelle parti più alte della città che conta oltre 30 mila abitanti oppure prendere il classico trenino dei turisti, oppure per i più coraggiosi, andando a piedi. Si scoprono moltissimi palazzi nobiliari, anche se un po’ decadenti, patrimonio dell’Unesco, una enorme quantità di chiese con vista dall’alto sulla spaccatura su cui è posizionata la città. Da citare una per tutte la chiesa di S. Giorgio con scalinata monumentale intersecata a piante di bouganville di  colore bianco o lillà. Dovunque si può godere di viste mozzafiato e scendendo tra i vicoli, si scoprono antiche botteghe artigiane e laboratori per la produzione del cioccolato che è unico e tra i più famosi al mondo. Ci è stato spiegato che è diverso dagli altri  cioccolati perché è lavorato a freddo e nella tavoletta rimane intatta la granella dello zucchero che scrocchia sotto i denti. A Modica abbiamo mangiato nel bel ristorante “Locanda del Colonnello” situato in un cortile tra le mura delle case, dove ottimi chef mescolano cucina tradizionale, prodotti freschissimi, innovazione e fantasia.

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A Modica bisognerebbe stare più di un giorno per vederne ogni angolo e per visitare anche i luoghi esterni alla città, con la riserva naturale detta Cava grande del fiume Cassibile e i suoi laghetti tra i papiri e gli oleandri , dove si giunge a piedi scendendo centinaia di scalini fino a godere di un bel bagno refrigeratore. Occorre sapere che a causa del grande incendio che nel 2014 ha distrutto moltissimi ettari di vegetazione rendendo i sentieri poco sicuri, alla riserva si accede ormai solo dal sentiero “Prisa-Carrubbella”.

Altra tappa fondamentale è la visita alla città di Ragusa, ricca, elegante e armoniosa con le sue infinite scalinate che ti portano dalla Ragusa moderna in alto sull’altopiano, alla zona più vecchia di Ragusa Ibla ricostruita secondo l’antico impianto medievale a seguito del terremoto del 1693. Da Ragusa ebbe inizio lo splendido periodo di ricostruzione in stile barocco che caratterizza tutta la val di Noto,  merito dello scultore Rosario Gagliardi con l’aiuto di uno stuolo di scultori locali. Esso è adornato dalla pietra locale, di volute, di vuoti e di pieni, di colonne e capitelli, di mascheroni e di animali, di statue e composizioni architettoniche di cui probabilmente il duomo di S. Giorgio è la massima espressione.  Bellissima la prospettiva con cui è stato costruito il duomo di S. Giorgio, al termine di un’alta scalinata, posto di sbieco sulla piazza,  in discesa in modo da accentuare imponenza ed effetti plastici. Da notare sulla stessa piazza il palazzo in stile neoclassico denominato “Circolo di conversazione” costruito nel 1850 dalla aristocrazia ragusana appositamente per le conversazioni. Solo a Ragusa Ibla sono presenti oltre 50 chiese e palazzi storici in stile tardo barocco. Da segnalare per la visita la Cattedrale di S. Giovanni Battista, alta sulla piazza con alla base locali sottostanti al piazzale di ingresso della chiesa. Davvero particolare la facciata maestosa, ricca di intagli e sculture e alla sinistra il campanile che si innalza per oltre 50 metri. Segnaliamo a Ragusa i tre ponti costruiti in epoche diverse, che collegano la città al resto del territorio.

Mancano alla visita altre splendide località quali Scicli, Noto, Caltagirone, il castello di Donnafugata e il mare dei luoghi di Montalbano tra ottime bevute di vino, un sano e ricco mangiare e una totale immersione nel barocco tipico di queste zone della Sicilia.

Abbiamo chiuso la vacanza di circa una settimana, con una grande festa di matrimonio presso l’Agriturismo “Chiusa di Carlo” ad Avola, dove abbiamo mangiato ottime portate dall’ aperitivo fino ad  una ricca cena e poi con un viaggio al tramonto su una motonave che ha fatto il giro della costa attorno alla penisola di Ortigia a Siracusa, con i bastioni del forte e le antiche costruzioni che finiscono in mare. Non poteva che finire a tavola tra arancini e fritti vari tipici della cucina siciliana, nella spettacolare piazza del Duomo con i soliti palazzi storici, le chiese e la piazza un po’ oblunga illuminata dal sole rosso del tramonto. Ovviamente Siracusa merita tutto lo spazio per una visita approfondita a musei, bastioni, porticcioli, templi, compreso quello di Apollo, a Largo XXV Luglio al centro di una grande piazza della città.

Siracusa è una città d’arte con una grande area archeologica denominata Neapolis, ha due anfiteatri greco e romano,  il cosiddetto Orecchio di Dionisio che è una cavità artificiale alta circa 30 m. e profonda 40 m. Esternamente ha una forma che ricorda l’orecchio; la grotta amplifica la voce e una leggenda narra che il tiranno Dionisio facesse rinchiudere qui dentro i prigionieri per ascoltare da un piccolo foro i loro racconti, senza essere visto. Da segnalare la fonte Aretusa e la sua leggenda, uno specchio d’acqua che sfocia nel porto grande sullo splendido lungomare.

Potevano mancare in tutto ciò granite, gelati e dolci da farti girare la testa? La pasticceria siciliana è famosa nel mondo ed è difficile trovarne più buona. Dovunque si mangia bene e dolci a volontà…Babà caldo, la mattonella, le crepes farcite. Noi abbiamo conosciuto un bellissimo bar-laboratorio “Gelateria Fiordilatte” dove con pochi spiccioli puoi fare un pranzo a base di gelato condito di granelle varie, cioccolato, frutta fresca da mangiare dentro grandi splendide brioche appena sfornate.

Luisa Laurelli agosto 2015

ISPICA – ristorante IL MERCATO Corso Umberto I n. 34, 97014, +390932951632

MARZAMEMI – taverna LA CIALOMA Piazza Regina Margherita n. 23, +39931841772

MODICA – locanda DEL COLONNELLO vico Biscari n. 6, 97010, +390932752423

ROSOLINI – antica osteria “U SULLICCENTI” via Aprile Madre n. 3,  96019, +393475788175

AVOLA – agriturismo “CHIUSA DI CARLO” 96012, S.S. 115 Avola,  tel. 09311851963

SIRACUSA – per dormire sig.ra Elisabetta   via Murro di porco 159,+39 3393745257

SIRACUSA – gelateria “FIORDILATTE” via Porto grande n. 10/14, 093124971

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