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visual art

di Giangiorgio Macdonald

Un artista dal passato illustre ma finito nel dimenticatoio: così può essere riassunta la carriera artistica di Viktor Michailovič Ladviščenko, artista russo monumentalista del periodo post-staliniano. Nonostante fosse un pittore largamente noto e rispettato durante il periodo del regime comunista, realizzando addirittura i cartoni del mosaico realizzato presso il Museo della Rivoluzione Socialista di Ottobre di San Pietroburgo (odierno Museo della Storia politica russa), una delle poche opere ospitate al suo interno, la storia di Ladviščenko è avvolta nel mistero; non solo la sua scomparsa improvvisa dalla scena artistica, ma anche la sua vita personale è ignota, né risultano essere reperibili fonti e notizie di alcun tipo. Ciò nonostante le incredibili pitture realizzate, dotate di una pennellata forte e precisa che riporta la memoria ai maggiori pittori noti al grande pubblico, inno al Rinascimento pittorico attraverso il racconto di scene tanto istituzionali che quotidiane, accomunate da un senso di rigorosità e fermezza tipico del tempo scandito e scadenzato del periodo comunista. Uno stile realista che si rifà allo stile classico studiato durante gli studi accademici istituzionali.

Anni_turbolenti,_pannello_centrale,_tempera_e_olio_su_tela,_94x88

Da contraltare a tale impostazione spicca l’autoritratto, dipinto dall’autore con uno stile ben lontano dai canoni sovietici imposti dal regime, indirizzato verso un astrattismo carico di simbologia in cui le geometrie e l’uso dei colori che caratterizzano lo stile del pittore di Leningrado sembrano raggiungere il loro stadio ultimo di realizzazione e consacrazione, uno zenit finalmente libero dai stringenti dettami accademici ; un’esplosione di colori e forme che ha un sapore di libertà e rivolta rispetto agli ordinari canoni.

???? , ?????????? ?????? ???????? "???????", 1975-1976. ??????????? ?.?.????? , ?.?.???????????, ????????? ?.?.????????, ????????? ?.?.?????????? ? ?.?.????????

 Folgorato dalla sua pennellata, precisa e decisa come nei più grandi pittori, un gruppo di giovani ragazzi capitanati da un brillante studioso d’arte italiano hanno voluto investire sul pittore sovietico, portandolo per la prima volta al di fuori dei confini russi: Giovanni Argan e Daria Parferona, coadiuvati dall’apposito team di giovani volenterosi, organizzeranno la prima mostra italiana dell’artista a Roma presso la sede di Azimut dal 15 al 30 dicembre. Un investimento nella cultura, troppo spesso relegata ad un ruolo comprimario, mero diletto saltuario ed accrescimento per pochi, per di più ad opera di un giovanissimo che ha deciso di propria iniziativa e senza alcun appoggio alle spalle; in questo senso non si può tralasciare come questo evento sia anche un investimento  dal punto di vista economico, laddove il 24enne romano, per realizzare il proprio progetto si è dovuto sobbarcare ogni sorta di onere e spesa, la cui entità è ben comprensibile visto il livello artistico del pittore e la necessità di trasportare ogni opera dall’altra parte d’Europa.

Lavoro nel kolchoz, tempera su cartone, 21,5x 71,5

Turboarte ha deciso di appoggiare un progetto in cui emergono l’intraprendenza della giovinezza, la ricerca dell’eccellenza e la volontà di mettersi in gioco, anche se questo vuol dire rischiare, specialmente in un contesto storico come quello attuale, tutti elementi che meritano un appoggio costante ed un’adeguata attenzione dell’opinione pubblica, in cui noi abbiamo deciso di metterci in prima linea.

Di seguito un breve video realizzato dal curatore della mostra per introdurre l’artista

Viktor Ladviščenko – Narratore della storia e della quotidianità dell’Unione Sovietica from Roma Ancora on Vimeo.

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