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culinaria

di Giangiorgio Macdonald

Il Made in Italy: Si parla spesso, e forse troppo, della crisi dei prodotti e peculiarità del Nostro Bel Paese, portando alla ribalta solamente gli elementi nefasti e tralasciando, o comunque relegando, quelli fasti. In realtà non mancano peculiarità che, seppur nella moltitudine di problematiche attuali, e su cui torneremo anche nel nostro cortometraggio targato Turboarte, riescono ad emergere.  E’ questo il caso di un giovane ed emergente cuoco campano, che è riuscito a portare a Londra tutta la tradizione culinaria tipica del nostro Paese e della sua regione in particolare.

Giovanni Scotto di Santolo, partiamo da uno degli argomenti che come redazione ci sta particolarmente a cuore, ovvero gli  italiani che si recano all’estero e in particolare a Londra per cercare fortuna. Da dove nasce questa scelta?

Ho scelto di andare via dall’Italia per diversi motivi come potrai immaginare. Avendo iniziato a lavorare molto giovane, all’incirca all’età di otto anni, ho capito di essere capace in cucina e che era davvero ciò che volevo fare. Se ti devo dire la verità ancora rimpiango un po di non aver sviluppato il mio talento nella città del mio cuore, Napoli. Purtroppo non avrei avuto le stesse possibilità che ho avuto qua a Londra, sto avendo e avrà. A Londra regna la competizione in tutti gli ambiti, e la buona competizione porta solo a miglioramenti. Londra mi ha sfidato, mi ha spinto a migliorarmi e diventare la persona che sono oggi. E’ di questa forza invisibile che parlo, che ti guida e ti sprona a dare sempre di più.  Ma non solo: a Londra le tue aspettative possono diventare realtà.

Sicuramente, visti i risultati raggiunti, non ritorneresti sulla tua scelta. Cosa ti sentiresti di consigliare ad altri giovani italiani che stanno pensando di seguire la tua stessa strada emigrando all’estero in certa di fortuna? E cosa ne pensi circa l’eventualità ventilata dal governo inglese di limitare gli arrivi di stranieri (anche) comunitari nel proprio paese?

Hai ragione, non tornerei indietro. Ho solo un consiglio da dare a giovani come me che emigrano in cerca di fortuna: non abbiate paura. Non abbiate paura di essere liberi di costruirvi il vostro futuro. Anche se non è casa, anche se non c’è la vostra famiglia, i vostri amici, “la pasta e patan”, (pasta con le patate) di vostra nonna, il vostro futuro rimane comunque la cosa più importante che avete tra le mani e avete il dovere di realizzarlo nel migliore dei modi. La recente decisione del governo inglese mi ha sinceramente deluso. Credo onestamente che nel 2015 le barriere debbano essere abbattute dai governi e non create.  Il mondo che vorrei, in mondo in cui vorrei che i miei figli crescessero, è un mondo pieno di possibilità e di speranze.

Parlando della tua professione, da dove deriva questa passione per i fornelli?

Io sono cresciuto in cucina. Che fosse la cucina di mia nonna, di casa mia o la pasticceria di mio padre (La pasticceria Catarì, situata nel cuore di Monte di Procida e punto di riferimento per la produzione dolciaria locale). L’odore del pane appena sfornato, o babbà, sono stati miei fedeli compagni d’infanzia.

CATARì

Sei nato e cresciuto nella splendida Monte di Procida, un’oasi antistante Napoli. Quanto ha influito nella tua scelta professionale un territorio come quello campano in cui la cucina e la tavola sono considerati dei momenti sacri? E quanto della tua terra hai esportato nel tuo stile di cucina in Inghilterra?

Essendo cresciuto in Campania, posso confermarti che gli stereotipi sul cibo sono tutti veri. Per noi il cibo e soprattutto il cibo in compagnia, sono sacri. (Magari con una bella bottiglia di vino!). I pasti simboleggiano un momento di condivisione, sia in famiglia che con amici, e di gioia. E per questo motivo ho preso questa strada, per me la cucina è  gioia. Per quanto mi riguarda, l’esteticità di un piatto conta, ma non deve essere esteticamente perfetto. Un piatto deve essere “saporito”, come si dice a Napoli. Ed è questo che ho portato con me, i sapori della mia terra e la passione con cui cucino ogni giorno.

Parlando della tua carriera, già in Italia hai lavorato per prestigiosi ristoranti, tra cui il Gambero Rosso a Napoli. Hai notato qualche differenza di fondo nella considerazione dei cuochi e nella possibilità di fare carriera tra le esperienze in Italia e quella attuale in Inghilterra?

Si, il Gambero Rosso è stata la mia prima esperienza in un ristorante “prestigioso”.  Una differenza cruciale tra l’Italia e l’Inghilterra risiede nel modo in cui è strutturata la carriera di uno chef. Qua a Londra esistono varie posizioni che permettono un avanzamento ordinato e costante, rendendo la professione più riconosciuta e rispettata.

Sei uno dei più giovani Head Chef a Londra, presso il Lobster Bar a Londra, uno dei traguardi più ambizioni che si possano raggiungere. Qual è il tuo “segreto”, come sei arrivato a tale posizione? C’è qualche consiglio che ti sentiresti di dare a coloro che aspirano a fare la tua carriera?

Non c e’ un segreto, sono arrivato dove sono lavorando. La mia più grande fortuna pero, sono state le persone che ho incontrato nel mio percorso, che mi hanno teso la mano, hanno saputo insegnare con pazienza e mi hanno dato la possibilità di diventare ciò che sono oggi, e di questo ne sarò sempre grato. Consiglio a tutti coloro che aspirano a fare la mia carriera, di non perdere tempo, e anche se sarà dura in molte occasioni, di non lasciare che gli sforzi offuschino la vostra passione.

lobster

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