Breaking News
14 marzo prima giornata nazionale del paesaggio
TweetSharenews Il Mibact ha indetto per il 14 di...
D*Face e Obey a Las Vegas
TweetSharenews “Behind Closed Doors” è la nuova ed incredibile...
Da Aosta alla Scozia in sella ad un Ciao
TweetSharenews Avete capito bene, Hanry Favre ha caricato il...
Il destino incrociato di Dylan e Fo
TweetSharenews Per uno strano gioco del destino Dario Fo...
Le star di Hollywood contro Donald Trump
TweetSharenews Le elezioni negli Stati Uniti si avvicinano, incredibilmente...
Lo street artist Obey scende in campo dopo i fatti di Dallas
TweetSharenews Lo street artist di fama internazionale Shepard Fairey,...
Batman tra i profughi Siriani è la campagna di War Child
TweetSharenews Tra le tante tristi news noi vogliamo dare...

turbamenti

di Valerio Cianfrocca

La letteratura è stata per millenni lo strumento principale con cui veicolare sentimenti, emozioni, esperienze, e per conoscere vicende diverse da quelle cui si era abituati. Attraverso lo sguardo del narratore, il lettore era in grado di esperire mondi lontani, culture diverse, oppure semplicemente vicende umane singolari e bizzarre, grottesche o apparentemente ordinarie.

Attraverso la mediazione del libro, il lettore entrava in relazione con il suo autore, seppur indirettamente, creando un legame culturale. Si trattava di un rapporto asimmetrico, che poneva un discrimine netto tra la cultura dominante e la cultura subalterna, per usare le classificazioni proprie dell’antropologia.

La cultura dominante includeva gli scrittori, i quali esprimevano il punto di vista della propria classe di appartenenza. Le classi subalterne, prive dei mezzi, del tempo e delle conoscenze per scrivere, erano relegate al ruolo di fruizione della letteratura, e della produzione di una cultura in un certo senso parallela, e detta appunto subalterna.

Il predominio assoluto della letteratura come mediatrice culturale fu messo in discussioni dai veicoli culturali tipici del ventesimo secolo: il cinema, la radio, la televisione.

Eppure, per quanto differenti, questi nuovi mezzi mantenevano inalterato il rapporto asimmetrico tra autore e fruitore del prodotto culturale. Quest’ultimo rimaneva espressione di una cultura dominante applicata, o imposta, ad una subalterna.

L’avvento di internet, sembra ormai una banalità dirlo, ha prodotto due fenomeni in grado di rivoluzionare il panorama culturale mondiale: da un lato la condivisione potenzialmente illimitata e potenzialmente immediata di ogni prodotto culturale; dall’altro, la possibilità di creare e condividere un prodotto culturale su scala globale.

Questi due fattori non hanno solo modificato la nostra mentalità e la nostra economia: hanno segnato una vera rivoluzione di senso della cultura stessa. Come abbiamo detto, forse la caratteristica principale della letteratura era quella di veicolare sentimenti ed esperienze. Internet si è rapidamente imposto come il principale medium culturale (in senso antropologico appunto) tra esseri umani. Per quanto indubbiamente positivo sotto certi aspetti, questo processo ha svuotato uno strumento come la letteratura di buona parte del proprio significato originario.

Nell’attuale panorama culturale, noto come postmoderno, gli utenti di internet hanno continuamente conoscenza di emozioni ed esperienze diverse dalla propria, veicolate (e, occorre dirlo, spesso banalizzate) da social network e blog. La necessità di leggere romanzi e racconti per arricchirsi in tal senso può sembrare dunque sempre più superflua.

La letteratura, è ovvio, non può sperare di vincere una competizione culturale con internet. I due strumenti rimarranno sempre molto diversi, ma internet è infinitamente più pervasivo, più immediato, più semplice della letteratura.

Il rischio che la letteratura scompaia, soppiantata da un veicolo culturale come internet può sembrare una speculazione fantascientifica, e in parte sicuramente lo è. Eppure la letteratura contemporanea sta già ora subendo una brusca metamorfosi, ben incarnata negli ultimi sviluppi del postmodernismo.

L’opera letteraria deve suscitare emozioni violente, tendendo spesso al grottesco e all’eccesso. Da un lato si tratta senza dubbio di una parodia della cultura dominante e delle sue tendenze, elemento fondante della cultura postmoderna. Ma queste tendenze si sono accentuate con l’avvento di internet.

L’opera letteraria, non essendo l’unico veicolo culturale delle emozioni umane, né il più diretto, vede la propria ragion d’essere non più nel sentimento mediato, perché esso è già fruito e banalizzato da altri veicoli culturali, quanto nello strumento stesso della mediazione. Ma in questo modo rischia di chiudersi nel proprio esser strumento, individuando il veicolato con lo stesso veicolo della mediazione culturale.

La letteratura rischia di chiudersi in se stessa, di comunicare se stessa per tramite di se stessa. Spegnendosi come un fuoco soffocato da troppa legna.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *