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gennaio 12th, 2016
Ma dove lo compro un libro?

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turbamenti

di Martina Coppola

È un grande amore quello per l’Arte e la Cultura. Ancora più grande quando si tratta di cultura indipendente; dove per indipendente non intendo quell’etichetta un po’ radical chic tanto ostentata e abusata in certi contesti modaioli, ma indipendente perché pensa da sola, perché non si cura delle mode e degli incassi e dei numeri da record, e fa prevalere il come sul quanto, la qualità sulla quantità; penso a quell’indipendente che ha tanto da dire e si sforza di dirlo indipendentemente, appunto, da quanti vogliano ascoltare.

Allora se penso all’indipendente, l’altro aggettivo che va automaticamente a braccetto con lui nella mia mente è “emergente”. Penso alle fatiche che i numerosi artisti che pensano con la propria testa sono costretti a compiere quotidianamente per cercare di emergere al di sopra del livello spesso mediocre della cultura commerciale e di massa. Ma anche la cultura oggi cede alle implacabili regole del mercato e i miei pensieri si riempiono di cantanti, attori, compagnie teatrali, poeti, pittori, fumettisti, scrittori, registi, fotografi che nuotano a fatica e per ogni emersione e boccata d’aria ci sono mille onde che sommergono e riempiono i polmoni d’acqua.

Poi però, camminando per la mia città dopo essere mancata per tanto tempo, mi rendo conto di aver dimenticato qualcuno.  Concentrata a sostenere l’emergente mi sono distratta dal sostenere il “resistente”. Il resistente è chi nel mondo della cultura c’è da sempre, ma da quando il mondo è diventato mercato inizia a soffocare e pian piano morire. I resistenti sono per esempio quei librai e quelle libraie che da sempre sono stati affacciati sulle nostre strade e che abbiamo dato per scontati nelle nostre vite di affamati di cultura e che oggi invece, sempre più spesso, ci invitano ad entrare per un ultimo acquisto di commiato.

Nell’era di sua maestà la Crisi Economica era naturale che anche le librerie venissero colpite. Solo che in questo settore specifico ai soldi che finiscono troppo presto per tutti aggiungiamo la concorrenza della tecnologia con gli ebook e quella di Amazon, oltre a quella spietata dei grandi nomi che comprano tutto (in termini di case editrici) e rivendono tutto (in termini di libri) decidendo sostanzialmente chi debba sopravvivere e chi no.

Se delle seimila librerie indipendenti disseminate sul territorio della penisola italiana solo mille pur arrancando sopravvivono, penso sia lecito sollevare il dubbio che forse il settore abbia problemi che vanno oltre la crisi e oltre il drammatico crollo della percentuale di italiani che leggono almeno un libro all’anno (siamo intorno al 40%). C’è probabilmente un mancato adattamento alle nuove esigenze e ai tempi che cambiano. Molti di quelli che resistono, infatti, si sono rimessi in gioco accettando il fatto che i libri non bastino. Capendo che chi legge libri spesso cerca anche un posto piacevole in cui leggerli, bevendo e mangiando qualcosa di buono, magari avendo la possibilità di scoprire altre forme d’arte grazie a piccole esposizioni e intimi concerti.

Ho quindi pronto un bel proposito per il nuovo anno. Starò più attenta ora ai resistenti e li apprezzerò molto di più, sono certa, ogni qual volta scoprirò un resistente che stringa la mano di un emergente. Un vecchio che sappia coniugarsi con il nuovo, per dare un futuro a tutte quelle teste che vogliono orgogliosamente pensare da sé. Mi ripropongo di scegliere di bere un caffè e fare aperitivo in luoghi che sappiano di Cultura.

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