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febbraio 25th, 2016
Nazioni Unite e Libia

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politica

di Martina Coppola

Il 23 dicembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la risoluzione 2259(2015), un nuovo passo della comunità internazionale in direzione della stabilizzazione politica in Libia.

Numerosi già i commenti sul peso politico di questa risoluzione, soprattutto da parte di quei Paesi che hanno già giocato un ruolo in Libia fino ad oggi; può essere quindi utile attingere direttamente alla fonte per capire cosa prevede, e da qui poi sviluppare pareri personali in libertà.

Ultimo documento in ordine di tempo sulla scia delle risoluzione 1970(2011) e di tutte le seguenti, richiamate nel preambolo; ma soprattutto dopo l’accordo politico firmato da entrambe le parti libiche contendenti (i governi di Tobruk e di Tripoli) a Skhirat, in Marocco, il 17 dicembre e anch’esso citato e accolto nel preambolo.

L’urgenza di un accordo deriva sì dalla volontà di riportare pace in un paese che vive nel conflitto da ormai quattro anni, ma ancora di più dall’esigenza di ricreare una stabilità in grado di resistere e fronteggiare l’avanzata sempre più tangibile e pericolosa di Da’esh (o Isis/Isil), tanto che la situazione in Libia è considerata una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali.

Per questo motivo le Nazioni Unite si assumono la responsabilità di assistere tutti i leader politici libici e le autorità civili e rappresentative locali nella loro attività di formazione di un Governo di accordo nazionale e di formulazione e messa in atto di un sistema di sicurezza efficace. E a tale proposito richiamano anche gli Stati membri presenti alla Conferenza di Roma del 13 dicembre, affinché tengano fede all’impegno preso di offrire assistenza tecnica, economica e in materia di sicurezza e anti-terrorismo. A questi stessi Stati membri è avanzata anche la richiesta di offrire un supporto generoso anche al contenimento della grave crisi umanitaria che la Libia sta vivendo.

Tornando al terrorismo, esplicito è il riferimento a ISIL e Al-Qaida e alla condanna di qualsiasi azione terrorista condotta dalle dette organizzazioni, da organizzazioni affini e da individui. Viene condannata anche ogni attività economica, soprattutto se legata al petrolio e a prodotti petrolchimici, che possa direttamente o indirettamente finanziare i terroristi.

Altro aspetto che minaccia la sicurezza e la stabilità dell’intera regione e che deve pertanto essere monitorata è la presenza e la circolazione di armi e munizioni non sicure e non controllate, che spesso finiscono nelle mani di terroristi o di gruppi estremisti e violenti; il fatto è già grave in sé, ma lo diventa ancora di più se si tiene conto dell’embargo sulle armi imposto fin dal 2011 con la risoluzione 1970.

Eccoci quindi, terminato il preambolo, al contenuto della risoluzione.

Si dà pieno riconoscimento all’accordo di Skhirat che prevede la nascita di un Governo di accordo nazionale, composto dalla Presidenza del Consiglio e dal suo Gabinetto, e supportato da altre istituzioni di Stato.

Riconosciuta la Presidenza del Consiglio, le viene dato incarico di formare il Governo entro 30 giorni dalla firma dell’accordo e di finalizzare rapidamente norme di sicurezza ad interim che servano ad una prima e immediata fase di stabilizzazione del Paese.

Il linea con quanto detto a Roma, si dà pieno sostegno e riconoscimento al Governo di accordo nazionale come il solo governo legittimo in Libia, con sede nella capitale Tripoli.

Viene richiesto a tutti gli Stati membri di garantire il loro sostegno alle autorità nazionali e a quelle internazionali sotto l’egida di UNSMIL per lo sviluppo di un piano di coordinamento e sostegno alle attività prioritarie del Governo. Si incoraggiano tutti i gruppi armati attualmente operanti in Libia a rispettare l’autorità governativa e le sue strutture di comando. E si enfatizza, pertanto, l’impegno del Governo a tenere sotto controllo le armi circolanti sul territorio.

In ottica di una stabilizzazione duratura del Paese, si evidenzia l’importanza di proteggere l’integrità e l’unità di elementi strategici chiave come la Compagnia Petrolifera Nazionale e la Banca Centrale di Libia.

La Libia, grazie al supporto dei Paesi membri, deve punire in modo credibile azioni condotte da organizzazioni terroristiche e da suoi affiliati, e deve altresì promuovere e proteggere i diritti umani di tutti gli individui all’interno del suo territorio e soggetti alla sua giurisdizione, inclusi i diritti delle donne, dei bambini, e di tutti gli appartenenti a categorie vulnerabili, e deve rispettare gli obblighi che le derivano dal diritto internazionale.

Viene poi richiesto agli Stati membri di cooperare con il Governo e di coordinarsi tra loro in alto mare presso le coste libiche, anche tramite la condivisione di informazioni riguardo tratte di migranti e traffico di esseri umani nelle acque territoriali libiche, al fine di rendere assistenza ai migranti e alle vittime dei traffici secondo quanto stabilito dal diritto internazionale.

Questa risoluzione cerca dunque di mettere le basi per colmare quei vuoti di potere che hanno reso la Libia uno stato fallito a tutti gli effetti; vuoti che i terroristi di Da’esh ambiscono a conquistare.

La risoluzione comunque non fa alcun esplicito riferimento ad un ulteriore uso della forza nella regione.

Banco di prova per la Libia saranno ora questi 30 giorni e solo dopo la formazione del Governo di accordo nazionale si potrà giudicare la sua credibilità.

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