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marzo 16th, 2016
Artisti siate meno social

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turbamenti

di Martina Coppola

Dopo il dibattito sempre aperto su chi sia nato prima, tra l’uovo e la gallina, dubbio amletico tra i più interessanti è quello che fa chiedere se sia la persona a fare l’artista o se sia l’artista a definire la persona. Sono la stessa cosa o c’è invece una soluzione di continuità tra il pensiero dell’uno e l’animo dell’altro?

Ai tempi del liceo mi rammaricavo, a volte, che per studiare la letteratura o la storia dell’arte dovessi passare prima per quella immancabile sezione biografica sull’autore. È vero, lo so che spesso non trovi la chiave della poetica se non ne ripercorri alcune tappe di vita. E tuttavia non riesco a non pensare che, forse, ci avrei messo molto meno ad apprezzare alcune opere ignorando le posizioni politiche degli autori; che, forse, certi libri e certi quadri non me li sarei mai andati a cercare se non per la curiosità o l’ammirazione che nutrivo per gli autori; che, forse, non sarei rimasta tristemente delusa nello scoprire dettagli caratteriali inaspettati in artisti che avevano toccato profondamente la mia anima.

La sto prendendo troppo larga e troppo letteraria? Forse.

E allora mischio sacro e profano, sfoglio la gallery di Instagram e penso che io cosa mangiano a colazione, dove passano il weekend e che vestiti comprano attori cantanti registi e scrittori non lo voglio davvero sapere.

Paradossalmente non penso tanto a quelli molto famosi e molto affermati, che tanto hanno i numeri e sono talmente mediatici che, lo so si voglia o no, una loro affermazione o foto ci arriva sempre.

Penso invece di più a quegli artisti di nicchia, spesso chiamati emergenti, che uno sente molto più vicini a sé e che di solito uno sceglie di seguire non per la moda ma perché ne apprezza i contenuti, perché ci vede un pizzico di bravura, novità e arguzia e in cui si finisce di riporre anche un po’ della propria fiducia per il futuro.

Non è bello scoprire che un’artista che canta di anima e spiritualità le venderebbe entrambe per un vestito con cui scattarsi un selfie; non è bello scoprire che l’autore di uno spettacolo che ci ha fatto riflettere sull’aridità dei nostri tempi poi non sappia che differenza ci sia tra dire “fare l’amore” e “fare sesso”; non è bello scoprire che quel cantautore che ci aveva messo in guardia dal pensare che scrivere messaggi significhi davvero comunicare possa aver troncato una relazione tramite Whatsapp, magari non visualizzando e non rispondendo; non è bello scoprire che un poeta che sappia toccare certe corde con i suoi versi possa essere il peggiore dei cinici; non è bello scoprire che chi canta umiltà cammina per strada con arroganza. Un’iperattività sui social, degli artisti e delle persone che li circondano, possono portare a scoprire o almeno ad intuire questo genere di cose.

Dall’alto di un palco o dalle pagine di un libro, artisti, voi potete molto: comunicare, insegnare, indurre a riflettere, cambiare.

Ma quando smettete di essere artisti e tornate ad essere persone (e nessuno vuole negare che lo siate) non c’è più nessun piedistallo sotto i vostri piedi e siete passibili di incoerenze e di errori come tutti. Ci saranno persone che vi incontreranno mentre siete voi stessi persone, entreranno nelle vostre vite e verranno a conoscenza dei vostri difetti; onori e oneri di cui essi stessi saranno felici di farsi carico, correndo scientemente il rischio di rimanere delusi. Ma chi si rivolge a voi in qualità di artisti è della vostra arte che vuole godere, è solo ed esclusivamente di essa che ha bisogno e a cui vuole ricorrere, per i motivi più intimi e disparati che portano ad amare l’arte.

Nella quasi totale assenza di contraddittorio che caratterizza i social network, a molti fan scoprirvi come persone potrebbe portare solo una grande delusione. Continuate a deliziare con la vostra arte, aggiornate sul vostro lavoro e le vostre attività.

Posto che spesso esiste una soluzione di continuità tra persona e artista, salvaguardate la credibilità e l’immenso valore del secondo, non cedendo alla tentazione di conquistare consensi mostrando il vostro lato umano. Almeno, non a chi vi segue, non sui social.

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