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cinema

di Valerio Cianfrocca

“Ave, Cesare!” (“Hail Caesar” in lingua originale) non è il primo film che i Fratelli Coen dedicano all’industria hollywoodiana del cinema. “Barton Fink” affrontava le surreali vicissitudini di un giovane sceneggiatore, “Il Grande Lebowski” offriva un inimitabile spaccato dell’underground di Los Angeles. Eppure, sotto ogni punto di vista, “Ave, Cesare!” si spinge molto oltre.

Negli anni ’50, in un mondo diviso da una Guerra Fredda strisciante e pervasiva, Hollywood è all’apice del proprio prestigio, della propria importanza, della propria opulenza. Eddie Mannix (interpretato da un Josh Brolin impeccabile) conduce una vita snervante nell’impresa titanica di mandare avanti la pachidermica macchina dell’industria cinematografica. Si ritroverà nell’epicentro di una serie di vicende sconclusionate e paradossali, in cui gli intrecci improbabili e le psicologie allucinate dei personaggi sfociano in un’ironia canzonatoria e pungente rivolta ad un universo, quello del cinema dei kolossal, ormai relegato alla memoria di un passato quasi mitico.

La trama verte intorno alla realizzazione di un kolossal sulla falsa riga di “Ben Hur” da parte di una grande compagnia di produzione cinematografica. Eppure, la trama è solo il fondale di fronte al quale si muovono i personaggi del film, folli e paradossali; è lo spartito sul quale i personaggi compongono una melodia come i tanti strumenti dell’orchestra. E il ruolo centrale di Eddie Mannix ricorda molto proprio quello di un direttore d’orchestra.

In un dialogo del film, un personaggio afferma che: “Dio esiste in quanto esiste”; “Ma allora chiunque esiste in quanto esiste” risponde il suo interlocutore. Questa è l’essenza dei personaggi di quest’opera, come di molte altre dei fratelli Coen: non muoversi per perseguire un obiettivo preciso, bensì cercare di rimanere sé stessi in un mondo dominato dalla recitazione, dalla doppiezza, dall’ipocrisia.

La storia dei fratelli Coen è un film nel film, o meglio un film nei film. È un kolossal pacchiano sull’industria del cinema tra kolossal pacchiani, concepito e diretto con un’ironia demenziale e delicata al tempo stesso. E con un cast mozzafiato (oltre a Josh Brolin: George Clooney, Ralph Fiennes, Scarlett Johansson, Alden Ehrenreich, Jonah Hill, Tilda Swinton, Frances McDormand), cosa che non guasta mai.

 “Ave, Cesare!” è una critica non priva di nostalgia al complesso di produzione cinematografico e ai gusti superficiali e banali del pubblico americano dell’epoca d’oro del cinema. Una critica non priva di spunti profondi di riflessione, ma sempre velata da una patina di umorismo frizzante e canzonatorio. Un film, senz’altro, destinato a diventare un classico nel proprio genere.

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