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19 I giganti d’acqua

sport

di Mihai Vidroiu

La terza sfida di Sir Thomas Lipton è rimasta nella storia come l’edizione contraddistinta dal gigantismo: yacht grandi da sembrare eccentrici, come non si sarebbero più visti in futuro. Lipton, che non era abituato a perdere, dopo la seconda lavata di capo chiese un cambiamento delle regole di stazza per assottigliare il distacco dagli statunitensi, ma Lewis Ledyard, il commodoro del New York Yacht Club, preso atto che il comitato aveva già accettato la sua sfida tramite il Royal Ulster Yacht Club, lo informò che sebbene la questione era all’ordine del giorno, le eventuali modifiche non avrebbero fatto in tempo ad essere utilizzate per il 1903. Se ne sarebbe riparlato per la prossima edizione. Così il signore del tè tornò ad occuparsi della costruzione del suo yacht: stavolta decise di riaffidarsi a William Fife jr., che inizialmente temette di non poter accettare l’incarico a causa dei tempi ristretti, ma in suo soccorso arrivò il suo collega George L. Watson. L’unione dei due massimi esperti britannici in materia aveva fornito la giusta ricetta per costruire uno yacht competitivo. Fife mise in pratica le sue idee di utilizzare il ferronichel per il fasciame e una chiglia ad alettone con un bulbo di piombo, mentre Watson condivise i suoi studi di modellini in vasca: nacque lo Shamrock III, il challenger che Robert Wringe avrebbe dovuto portare al successo.

Intanto il consorzio di Charles Ivelin e Cornelius  Vanderbilt II si arricchì di altri ricchi imprenditori tra i quali William Rockefeller Jr., fratello minore di John, celebre rivoluzionario dell’industria petrolifera, con il quale fondò la Standard Oil.  Letto l’elenco dei milionari che finanziarono il sindacato newyorchino, Thomas Lipton scherzò con un giornalista del New York Tribune: «La prima cosa che farò oggi sarà quella di controllare il mio conto in banca!». E come sempre il progetto fu affidato a Nat Herreshoff, che a ogni successo acquisiva sempre più poteri gestionali. La sua ultima invenzione, la Reliance, era la barca più grande mai costruita per l’America’s Cup e sarebbe stato il più grande yacht a un solo albero per almeno altri cento anni: lunghezza fuori in tutto di sessantuno metri, proprio come l’altezza dell’albero, che reggeva millecinquecento metri quadri di superficie velica. Un colosso in grado di raggiungere i diciotto nodi, e che aveva bisogno di sessantaquattro-sessantasei marinai per essere manovrato in tutta la sua potenza.

19.2 Yacht_Reliance_in_Drydock

La creatura del mago di Bristol riassumeva le idee progettuali dell’architetto americano, che decise di allungare ancor di più lo slancio dello scafo d’acciaio (ben tredici metri in più rispetto alla Constitution), e aggiunse un elemento rivoluzionario che a partire dagli anni ’30 diventerà parte integrante nella costruzione degli yacht. Il winch, ovvero il verricello, un meccanismo rotativo in grado di regolare le scotte, in parole povere un argano che una volta caricato permette di tirare cime e drizze con un risparmio notevole di energie e uomini: l’ennesima trovata di Herreshoff, ma non l’unica, visto che dotò la sua imbarcazione anche di barre a ruote gemelle e di un timone cavo che sfruttava l’acqua per regolare la zavorra. L’intera campagna venne a costare circa mezzo milione di dollari, praticamente la metà di quanto Lipton spese per il suo Shamrock II pochi anni prima, ma in un’epoca in cui il reddito pro capite statunitense raggiunse i 236 dollari annuali (nel 1900 era una fortuna).

In una serie di più di venti regate di selezione il Reliance dimostrò che le apparenze a volte non ingannano: si aggiudicò il titolo di detentore ufficiale sconfiggendo le altre due creature di Herreshoff, il bi-campione in carica del Columbia e il più recente Constitution. Ma la forza dello yacht fu strabiliante: l’imbarcazione di Charles Barr vinse tutte e venti le regate, convincendo tanto gli addetti ai lavori quanto il pubblico di Newport. Ma Thomas Litpon non si fece impressionare, aveva cieca fiducia nella sua barca: la collaborazione tra i due migliori progettisti del Regno Unito aveva prodotto una barca che poteva finalmente regalare le prime soddisfazioni. «Ho interrotto tutti i miei affari finché non scoprirò se vinceremo o meno» dichiarò la mattina della prima regata.

Il 22 agosto 1903 iniziò la sfida dei giganti dell’acqua e già soltanto le operazioni di armo delle vele furono uno spettacolo. Ci vollero tra i venticinque e i quaranta marinai per issare le due tonnellate della vela maestra, mentre la controranda della Reliance, la più pesante e ampia che si fosse mai vista da queste parti, avrebbe potuto distruggere irrimediabilmente parti della struttura al minimo errore. Così si potè finalmente iniziare a gareggiare, ma l’esperienza del solito Charles Barr, bicampione dell’America’s Cup e capitano dello yacht a stelle e strisce, permise alla creature di Herreshoff di tagliare il traguardo con sette minuti di vantaggio. Nonostante la sconfitta però, lo Shamrock III era considerato avvantaggiato con vento forte, dove sembrava poter garantire prestazioni migliori; una filastrocca sentita e risentita, ma stavolta Robert Wringe, timoniere del team britannico, poteva contare su un altro vantaggio che nessuno dei suoi due predecessori aveva avuto: grazie a una linea di galleggiamento inferiore aveva quasi due minuti di margine per i calcoli del tempo compensato.

19.3 YachtReliance

Non bastò, il risultato della seconda regata disse ancora Reliance per quasi due minuti. Nella terza e ultima regata le cose andarono anche peggio: nel tratto di bolina cadde una fitta nebbia sul campo di regata, con lo yacht irlandese già distanziato che all’improvviso venne perso di vista sia dagli spettatori che dal comitato di regata. Dopo aver navigato a casaccio al di fuori del percorso di regata, dichiarò il ritiro una volta resosi conto che il naufragio era stato determinante. Ma già il calo di spettatori fece presagire un risultato scontato: a fronte di decine di migliaia di persone accorse nelle prime due regate, il 3 settembre 1903, giorno dell’ultima corsa, rimasero sì e uno una trentina di barche ad assistere alla regata.

La frustrazione di Lipton non era mai stata così grande. «È la più grande delusione della mia vita. Ho passato mesi senza dormire in attesa di questa sfida». Aveva puntato sulle innovazioni di Fife con cieca fiducia nel suo architetto, ma per la terza volta era rimasto con un pugno di mosche in mano. «Mi hanno detto che avevo una barca magnifica, ma io non voglio una barca magnifica, io voglio una barca in grado di alzare la coppa, come la Reliance. Datemi una barca brutta, la peggior barca che sia mai stata disegnata, a patto che sia veloce quanto la Reliance. Voglio una Reliance».  Aveva avuto la sfortuna di trovarsi di fronte il meglio che gli Stati Uniti potessero offrire:  magnati che non badavano a spese, uno dei più grandi architetti navali di sempre e uno dei migliori velisti della storia.

Le campagne veliche dell’imprenditore britannico però contagiarono anche i suoi connazionali: per le strade di Belfast e Glasgow la gente si ammassava intorno ai bollettini delle regate, congestionando il traffico cittadino.

19.1 Sloop_Reliance-1

Anche a New York le rinnovate sfide di Lipton riaccesero l’interesse per la vecchia brocca e molti appassionati di sport che si erano allontanati in seguito alle vicende giudiziarie di Lord Dunraven tornarono a parlare di regate. Il leitmotiv dei salotti newyorchini era uno solo: gli americani avevano vinto grazie a una barca più veloce o un equipaggio più esperto? La questione si fece talmente annosa che lo stesso Lipton propose delle regate d’esibizione a equipaggi invertiti per risolvere il dilemma, ma i proprietari della Reliance non diedero adito a queste speculazioni borghesi. Di fatto però Charles Barr alzò per la terza volta l’Auld Mug, come viene chiamata l’America’s Cup dagli addetti ai lavori, e solo altri due skipper dopo di lui riusciranno a eguagliare questo record. Mentre per la quinta volta consecutiva uno yacht di Nat Herreshoff conquista la brocca: praticamente da vent’anni nessun designer riesce a contendergli il titolo.

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