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20 Nessuno è invincibile

sport

di Mihai Vidroiu

Nel 1907 un violento disalberamento dello Shamrock durante un’uscita in mare aperto uccise uno dei marinai a bordo e ne ferì molti altri, convincendo Sir Thomas Lipton a impuntarsi per regatare con imbarcazioni più piccole, battaglia che combatteva senza molto successo già da parecchi anni. Il braccio di ferro con gli statunitensi fu molto ostico, tanto che l’imprenditore britannico, pur di ottenere standard di sicurezza maggiori, si sarebbe accontentato anche solo di un cambio di regole di stazza, chiedendo l’adozione della Universal Rule, utilizzata in tutti gli Stati Uniti con l’unica eccezione di New York. Le trattative non si stavano affatto evolvendo in maniera soddisfacente finché tre anni più tardi la morte di re Edoardo, suo grande amico ma soprattutto suo protettore politico, lo costrinse a mollare la presa sulle regate: stava per scoppiare un grave scandalo che lo avrebbe impegnato più del dovuto.

Un suo ex-dipendente, a suo modo di vedere ingiustamente licenziato, parlò di tangenti volte ad ottenere contratti di fornitura per l’esercito da parte della Lipton. All’epoca cose di questo genere erano probabilmente la norma, ma la pubblicità negativa che gli si riversò contro fu considerevole, la sua amicizia con il re e la sua rapida ascesa economica aveva indispettito molti imprenditori e non solo. E il processo che ne scaturì non fu da meno. Oltre alle vicende giudiziarie i suoi detrattori gli imputarono il fatto di non essere più in grado di sapersi scegliere gli uomini, ammesso che lo fosse mai stato, visto che aveva sempre fatto di testa sua, e ora che la sua società si era trasformata in una multinazionale di scala globale non era più in grado di gestire l’enorme mole di affari in prima persona. Lipton ne uscì malconcio, il Ministero della Guerra radiò la sua società dall’elenco dei fornitori: la sua parabola imprenditoriale iniziava la sua fase discendente.

Così tornò a pensare all’America’s Cup solo nel 1913 quando tentò l’ultima carta per cambiare le regole: chiese di regatare con imbarcazioni inferiori a ventitré metri, ovvero le misure corrispondenti al più grande tipo di cutter dell’epoca, così, forse per evitare che si prolungasse l’immobilismo di una competizione ferma da un decennio, forse per evitare di esser accusato di eccessivo ostruzionismo, il New York Yacht Club accettò. E ripartì subito la corsa al detentore: Cornelius Vanderbilt II si rivolse al suo uomo fidato Nathanael Herreshoff, mentre due consorzi bostoniani si rifecero ai progettisti William Gardner e George Owen. Ma i tempi per tornare a navigare non furono propizi: quando nel 1914 lo Shamrock IV, che era già stato soprannominato un “incrocio tra una tartaruga e un incrociatore corazzato”, era già in acque statunitense scoppiò la guerra mondiale. L’Erin, il battello a vapore con cui Lipton si stava recando a New York, salpò da Portsmouth il 18 luglio e una decina di giorni più tardi, mentre era ancora in viaggio per l’oceano Atlantico, l’impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Jugoslavia. A bordo dell’Erin si venne a scoprire l’inizio del conflitto intercettando via radiotelegrafo un messaggio di un incrociatore tedesco.

20.1 World_War_I_recruiting_poster

Il convoglio arrivò negli Stati Uniti solo il 13 agosto e Lipton, messa sottochiave il suo Shamrock IV, si affrettò a ritornare subito in patria: l’Erin viene adattata a nave-ospedale prima e a barca di pattugliamento poi, compito a causa del quale finirà sul letto dei mari prima della fine del conflitto. Intanto nel luglio 1915 gli statunitensi si tennero occupati con alcune regate di allenamento tra i candidati defender: la Resolute, la Vanitie e la Defiance, ma Lipton non riuscì a tornare nel breve periodo e l’America’s Cup venne nuovamente rimandata. La Grande Guerra si placò solo nel 1918 ma nel giro di pochi anni il mondo ne uscì terribilmente cambiato: la popolazione europea era decimata, l’inflazione si era impennata a ritmi vertiginosi, regnava la povertà e scarseggiavano le materie prime. Thomas Lipton aveva l’intenzione di ripartire per ridare una sterzata a una situazione politico-sociale ancora molto instabile, così confermò nel luglio 1919 la sfida per l’anno successivo tramite il solito Royal Ulster Yacht Club, a patto che le regate si svolgessero sempre a Sandy Hook, le cui acque conosceva bene, e non a Newport come si paventava da tempo.

Nel corso della costruzione del nuovo Shamrock IV confermò il progettista Charles E. Nicholson a cui chiese di collaborare con il figlio di William Fife jr. Sullo Shamrock che si apprestava a lanciare la sfida pochi anni prima vennero effettuati una serie di aggiustamenti. Fu adattata una nuova prua, accorciata la chiglia, ridotta la zavorra, alleggeriti albero e deriva. D’altro canto Nat Herreshoff fece mettere a punto la sua Resolute, che si aggiudicò i trials contro la Vanitie e la Defiance, da un nuovo arrivato: William Starling Burgess, figlio del celebre Edward. Durante gli allenamenti di sei anni prima l’imbarcazione di Herreshoff, capitanata da Charles Francis Adams III, riuscì perfino a battere il record sulle trenta miglia dell’America’s Cup con un tempo di tre ore, sedici minuti e quarantun secondi. Anche stavolta la Resolute confermò le sue prestazioni riguadagnandosi l’onore di difendere la coppa. Ideato esclusivamente per difendere la vecchia brocca era dotato di uno scafo di bronzo, la struttura d’acciaio e un ponte di lastre di alluminio ricoperte di sughero. Comunque all’atto della misurazione delle stazze i britannici già partirono con un handicap di oltre sei minuti.

20.4 Resolute_1914

La regata inaugurale si tenne il 15 luglio 1920: l’attesa di diciassette anni fu la seconda più lunga dopo i diciannove lunghi anni di incubazione tra la prima edizione e la prima ufficiale con il nome di America’s Cup. Ma non fu un buon esordio per Adams: la sua Resolute dovette abbandonare la corsa a causa della rottura della drizza della randa. William Burton, lo skipper irlandese dello Shamrock IV, volle attendere l’avversario e battersi in una regata leale, ma il comitato di regata lo dissuase e gli assegnò il punto a tavolino. Essendo la sfida al meglio delle cinque regate, come nell’ultima edizione, la seconda regata divenne fondamentale. E proprio in questa seconda regata l’attenzione per la coppa schizzò alle stelle: Burton tagliò la linea del traguardo con nove minuti di vantaggio, poco più di due al netto del tempo compensato. Mai nessuno straniero si era avvicinato all’Auld Mug, letteralmente la vecchia brocca, come Sir Thomas Lipton amava chiamare la coppa, quanto lo Shamrock IV di William Burton: era in vantaggio due a zero e gli bastava vincere una regata delle tre rimanenti per riportarla in Europa. Questa regata assume proporzioni ancora maggiori in ottica storica, considerando che gli americani persero sul campo la seconda regata della storia della competizione dopo quella del Livonia del 1871. Nei successivi quarantanove anni mai nessuno sfidante aveva vinto una regata contro gli statunitensi se non grazie al ritiro dell’imbarcazione avversaria, e in generale fu la seconda vittoria assoluta in sessantanove anni di competizioni. «E’ il giorno piu bello della mia vita» riferì Lipton alla stampa, e quatto quatto si fece spedire negli Stati Uniti un baule in cui riporre la coppa da riportare a casa.

Ma il defender non aveva alcuna intenzione di tirare i remi in barca e nella terza regata Charles Francis Adams III partì nel migliore dei modi girando la boa di bolina con due minuti di anticipo sui rivali britannici. Nel tratto di poppa però, William Burton riuscì a recuperare acqua issando lo spinnaker e riuscendo nel sorpasso: per la terza volta su tre lo Shamrock IV sfrecciò il traguardo prima degli statunitensi! Ma il distacco fu di soli diciannove secondi, non abbastanza per aggiudicarsi il punto: il vantaggio restò ma il risultato si restrinse sul due a uno. Nella quarta regata però gli statunitensi presero le misure e riuscirono a veleggiare col vento in poppa pareggiando la serie e rimandando tutto all’attesa finalissima. La quinta regata comunque verrà annullata di comune accordo tra i due skipper che non vollero salpare con vento tra forza sei e forza sette, Lipton si sentì ancora una volta defraudato: sapeva che la sua barca era più veloce con il vento forte e senza esser nemmeno consultato gli venne negata la possibilità di strappare la coppa agli statunitensi. Alla prima occasione utile, il tempo riservò solo brezza leggera e gli americani si riconfermarono campioni per l’ennesima volta. Sir Thomas Lipton deluso dichiarò di non voler lanciare più alcuna sfida e così sarebbe stato.

20.2 ShamrockIV

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