Breaking News
14 marzo prima giornata nazionale del paesaggio
TweetSharenews Il Mibact ha indetto per il 14 di...
D*Face e Obey a Las Vegas
TweetSharenews “Behind Closed Doors” è la nuova ed incredibile...
Da Aosta alla Scozia in sella ad un Ciao
TweetSharenews Avete capito bene, Hanry Favre ha caricato il...
Il destino incrociato di Dylan e Fo
TweetSharenews Per uno strano gioco del destino Dario Fo...
Le star di Hollywood contro Donald Trump
TweetSharenews Le elezioni negli Stati Uniti si avvicinano, incredibilmente...
Lo street artist Obey scende in campo dopo i fatti di Dallas
TweetSharenews Lo street artist di fama internazionale Shepard Fairey,...
Batman tra i profughi Siriani è la campagna di War Child
TweetSharenews Tra le tante tristi news noi vogliamo dare...

politica

di Andrea Ugolini

Gli studiosi pongono all’attenzione dell’opinione pubblica la forte crisi di tipo demografico che sta attraversando l’Europa la quale, Francia esclusa, si riconosce pienamente nel proprio soprannome di “Vecchio Continente”.

Se il Canada si è da sempre  avvicinato all’Europa, la vera grande eccezione occidentale era rappresentata dagli Usa che, grazie al proprio tasso di fecondità sopra 2.1, riusciva a tenere un buon equilibrio demografico.

L’opinione pubblica poteva facilmente rendersi conto di questo squilibrio guardando alla propria televisione le immagini dei Capi di Stato e  di Governo dei principali Paesi dell’area euro/atlantica.

Non casualmente nel dopoguerra gli Usa sono stati, con alcune pur significative eccezioni, rappresentati alla Casa Bianca da uomini con un’età compresa tra i quaranta ed i cinquantacinque anni esaltata spesso da un’altezza al di sopra della media e da una folta chioma per dimostrare forza e vitalità.

Kennedy venne eletto nel 1961 a soli 43 anni, Johnson e Nixon ne avevano 55, Carter 53, Clinton 46,  Bush 54 ed Obama 47.

L’immagine dei Leaders americani era associata a quella dei Colleghi euro/canadesi suscitando profondo stupore per la divergenza anagrafica che esisteva a dimostrazione della differenza esistente tra la giovane e dinamica America e la vecchia e rigida Europa.

I Leaders euro-canadesi, anche a causa della lunghezza del mandato di alcuni, avevano spesso un’età vicina o addirittura superiore ai 70 anni.

La Francia era rappresentata da De Gaulle, Pompidou, Mitterand e Chirac mentre la Germania era guidata dai Cancellieri Adenauer, Erhard, Kiesinger e Kohl.

La Gran Bretagna aveva come Primi Ministri Macmillan, Heath, Callaghan e Thacther mentre il Canada politici come Diefenbaker, Pearson, Chrétien e Martin.

L’Italia, infine, dimostrava di essere  l’ultima della classe essendo rappresentata da Presidenti del Consiglio come Fanfani, Andreotti, Ciampi e Berlusconi che superavano i 70 anni.

 Il cambiamento dell’Europa 

L’Europa ha cominciato un profondo ricambio generazionale della propria leadership politica inaugurato dalla Gran Bretagna che nel 1990 elesse  Major Primo Ministro all’età di 47 anni.

Questa direzione fu evidente  nel 1997 con il membro del New Labour Tony Blair che si trasferì al numero 10 di Downing Street a nemmeno 44 anni e, dopo la parentesi di Gordon Brown, fu confermata da David Cameron  eletto nel 2010 a 43 anni.

La Germania nel 1998 elesse il 54enne Schroeder  e nel 2005 la Merkel che di anni ne aveva 51.

In Francia Sarkozy nel 2007 è stato eletto a 52 anni e  Hollande nel 2012 a 58 ed anche  il Canada ha eletto nel 2006 Harper a 46 anni e nel 2015 Trudeau a 43.

Perfino l’Italia, infine, è riuscita in questi ultimi anni a portare alla Presidenza del Consiglio Letta, 46 anni, e soprattutto Renzi  divenuto a 39 anni il più giovane Premier italiano della storia.

La Generazione X ( 1961-1981)  riesce, quindi, a guidare l’esecutivo inglese, italiano e canadese e tenta con Le Pen di vincere nel 2017 in Francia quando la propria Leader avrà 48 anni.

La possibile svolta Usa

L’8 Novembre di quest’anno ci saranno le Elezioni Presidenziali con i repubblicani che cercheranno di tornare alla Casa Bianca dopo otto anni di Obama (classe 1961 membro a cavallo tra la Generazione Baby Boomer e la Generazione X).

Le elezioni primarie, cominciate il 1 Febbraio in Iowa e che si concluderanno con la Convention democratica a Filadelfia (25/ 28 Luglio) e quella repubblicana a Cleveland (18/l 21 Luglio),  saranno ricordate per aver proposto per la prima volta nella storia degli Usa un nuovo profilo di candidati alla Casa Bianca: i 9 candidati ritiratisi in corsa rappresentati dal più giovane O Malley (53 anni a Novembre) fino al meno giovane Gilmore ( 67) con una netta prevalenza degli over 60; tra i democratici sono rimasti solamente Clinton (69 anni a Novembre) e Sanders (75) mentre nelle fila dei repubblicani, dopo il recente ritiro di Rubio ( 45) sono rimasti Cruz (45) e Kasich (64).

Il Front-Runner è, infine, il candidato indipendente Trump che avrà 70 anni a Novembre e che dovrebbe riuscire ad ottenere la nomination.

Trump e Sanders, più difficilmente, potrebbero essere i primi a vincere la nomination ed a prestare giuramento per il primo mandato a 70 anni compiuti.

La Generazione Baby Boomer sembra, quindi, non voler lasciare la guida della nazione più importante del mondo ed anzi con Sanders si trova ad essere rappresentata da un membro a cavallo tra la propria e la  Generazione Silent.

Decadenza demografica degli Usa

Il profilo demografico dei candidati alla Presidenza Usa del 2016 non è un caso isolato ma rispecchia una tendenza che si sta pericolosamente accentuando negli ultimi anni in America.

“Si dice che abbiamo i leader che ci meritiamo” direbbe  Frank Underwood di House of Cards.

 Il tasso di fecondità è, infatti, sceso da quello di sostituzione di  2,1 del 2006 all’ 1,85 del 2013.

Le elezioni di Novembre vedranno per la prima volta gli effetti del calo del tasso di nuzialità essendo le prime, infatti, in cui le donne non sposate (vedove, separate, single, divorziate) saranno più numerose di quelle sposate.

Secondo molti osservatori sarebbero loro che stanno modificando gli stereotipi americani riguardo alla vita sessuale ed al rapporto uomo/donna, con tutto ciò che comporta a livello riproduttivo e demografico.

Gli Usa stanno cambiando e ne sta risentendo lo stesso dibattito politico molto più attento alle esigenze della gente comune rispetto a quelle del mercato, a dimostrazione del fatto che il Paese dopo tanti anni di corsa ha bisogno di un rallentamento.

Gli Usa dovranno, in definitiva, battersi per mantenere il loro primato mondiale contro giganti demografici quali Cina e India e, qualunque sarà il prossimo Presidente, la storia ci insegna che, specie in momenti di difficoltà, si sono sempre rialzati ed hanno sempre reagito.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *