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ottobre 19th, 2016
Come sporcare il referendum 

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politica – di Luisa Laurelli

La preparazione e la gestione della campagna referendaria si sta “sporcando” sempre più perché trasformata in una battaglia campale pro o contro il governo Renzi.
Il 4 dicembre se vinceranno i Si, con il referendum verrà modificata definitivamente quella parte della nostra Costituzione che ridurrà il Parlamento ad una sola Camera, ponendo fine al bicameralismo perfetto esclusivo della Costituzione italiana.
Sparirà il Senato come lo conosciamo ora, nascerà un Senato composto da consiglieri regionali, si ridurranno così drasticamente il numero dei parlamentari, i costi della politica e verra’ fortemente snellita l’azione del Parlamento.
Dopo circa 30 anni verrebbe portata a termine una riforma tentata inutilmente da Craxi, Prodi, Dalema, Berlusconi…
I più anziani ricorderanno ancora gli esiti disastrosi della cosiddetta Bicamerale di D’alema e Berlusconi e, negli anni più recenti, gli scritti sulla Casta di Rizzo e Stella, contro i costi della politica, passando per la sconvolgente stagione di tangentopoli.
Per la sua stessa natura il referendum dovrebbe lasciare liberi gli elettori di votare a prescindere dal partito di appartenenza, dovrebbe indurre politici, giuristi, giornalisti ed esperti del settore, a fornire adeguate informazioni sulle motivazioni del Si e del No, senza faziosità e secondi fini.
Dovrebbe essere cosi soprattutto su una questione così delicata che riguarda la modifica della Costituzione che si trascina, come la lumaca col suo guscio, anche la riforma elettorale, denominata volgarmente Italicum. Legge assolutamente migliorabile (nel rispetto dell’esito del referendum di alcuni anni fa) e ancora tutta da sperimentare, solo se lo si volesse. Credo che sia lecito perseguire gli obiettivi di stabilita’ e di rafforzamento dell’azione di governo ma che le regole per eleggere i parlamentari debbano dare più forza agli elettori.
Sarebbe utile, per fare un doveroso approfondimento, che si ricostruissero le ragioni a favore o contro la riforma dei vari leader di oggi, e scopriremmo un tasso di incoerenza molto, molto alto.
Basta pensare a D’alema oggi capofila del raggruppamento del No a sinistra, a Berlusconi, ad alcuni centristi a destra.
Il referendum si sta “sporcando” perché molte posizioni del No di oggi sono strumentali ad un secondo fine fin troppo palese, che è la caduta del governo Renzi. Ecco che viene messo in piedi un fronte del No assolutamente variegato e con posizioni politiche contrapposte, a volte antitetiche, unite solo dall’obiettivo di far cadere il governo. Obiettivo francamente comprensibile per i raggruppamenti di destra (anche con l’incoerenza di cui sopra), che vanno dalla Lega di Salvini a Fratelli d’Italia, a Forza Italia divisi su tutto, senza una proposta unitaria da contrapporre alla modifica costituzionale e alla legge elettorale, ma uniti fortemente dall’obiettivo di far cadere Renzi e il suo governo.
Altrettanto comprensibile per il Movimento 5 stelle che annusa la possibilità di vincere eventuali elezioni politiche anticipate e quindi, anche se per anni Grillo ha ululato contro la casta e i costi della politica, oggi per oggettiva convenienza deve per forza dichiarare la propria contrarietà alla proposta del governo Renzi.
Ciò che appare davvero incomprensibile ma che non ci stupisce, è la battaglia contro Renzi di parte del Partito Democratico, della sinistra di Sel e di Sinistra italiana e degli altri raggruppamenti filo governativi.
Siamo al vecchio vizio della sinistra che ha nel suo DNA la mania di suicidio e di cannibalismo, a prescindere da ogni considerazione di buon senso. Vorrei domandare a D’alema, Bersani, Vendola: ” Ma se la vittoria del No portasse alla caduta del governo (cosa non automatica e assolutamente non obbligatoria), sarebbe utile al nostro Paese spianare la strada a Grillo e al suo Movimento?” Vogliamo tentare di immaginare l’Italia in mano agli incompetenti e un bel po’ supponenti grillini che vediamo all’opera a Roma e in altre città? Possiamo essere rappresentati sullo scenario mondiale dalle contraddizioni di un Movimento che su troppe materie decide in gruppi ristretti, con un livello democratico assai scarso e in modo poco approfondito ed coerente?
Vogliamo aggiungere un’altra considerazione circa la malattia che da sempre ha afflitto la sinistra e che il Movimento 5 Stelle rischia di ereditare pienamente. E’ la malattia per cui chi ragiona in modo diverso da quello del governo o viceversa chi e’ a favore della posizione del governo e ragiona con la propria testa, viene etichettato sul piano etico come il traditore degli ideali della sinistra. L’accusa patologica di tradimento implica proprio una accusa grave per chiunque volesse mettersi a favore o contro una presa di posizione. Comunque chi tradisce viene tacciato di grave corruzione morale cioè si dà un giudizio etico su un confronto che dovrebbe partire dal merito del quesito referendario e della riforma elettorale. Non viene accettata l’esistenza di un possibile pensiero critico e ci si schiera tra coloro che avrebbero venduto la propria anima al potere o al regime e al sistema e i puri e duri che stanno dall’altra parte. Ma perché l’accusa di essere un traditore degli ideali e’ un sintomo tipico della malattia della sinistra? Secondo noi perché prevale in ognuno degli elettori di sinistra una radice stalinista per lo più negata che dura a morire, prevalente perciò anche in questa campagna referendaria.
Chiunque oggi si mette da sinistra a sostenere le ragioni del Si viene tacciato dal fronte del No appartenente alla sinistra, come un traditore che si è smarrito moralmente.
Ecco perché assistiamo ad un profondo degrado del confronto referendario con tanto di diffamazione con l’accusa di corruzione morale, accusa che ai tempi di Stalin veniva sanzionata con la morte. E’ in atto per questo un linciaggio mediatico che degrada ulteriormente il clima di questo confronto referendario e non fa bene alla nostra democrazia.
E Renzi in tutto ciò ha qualche responsabilità? Certamente ha quella di aver fatto votare la riforma a forza di voti di fiducia senza avere la pazienza di comprendere le ragioni del dissenso, e quella di aver personalizzato e drammatizzato assieme a qualcuno dei suoi ministri, l’esito del referendum, legando fortemente il risultato finale all’esistenza in vita dello stesso governo nazionale. In politica errori e passi falsi si pagano e forse, l’offerta di confronto e di mediazione del Renzi di questi ultimi giorni, risulta davvero tardiva.

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