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turbamenti

di Carolina Vittucci

Le percentuali aumentano, ma forse si tratta di una via di fuga piuttosto che di una scelta

Non so se vi è mai successo, ma avete presente la faccia delle mamme delle vostre amiche (quelle fidanzate dal liceo), dello zio del cugino di secondo grado che dopo avervi invitato al matrimonio o alla cena o semplicemente dopo avervi chiesto come va il lavoro, formulano la fatidica domanda: “e tu quando ti sposi?” ed alla risposta: “non ho il fidanzato, vengo da sola con la mia macchina”, sbiancano, i loro occhi si fanno più piccoli ed indietreggiano cambiando discorso come se gli avessi appena detto che hai rapinato una banca? Ecco, vi rassicuro essere single non è un reato (per fortuna) tanto che stando ad un’analisi della Coldiretti, gli italiani single sarebbero quasi otto milioni, il 40% in più rispetto a 10 anni fa: quindi o siamo un paese di criminali oppure è in atto un fenomeno sociale degno di attenzione.

Premesso che i reati per cui l’Italia può essere definito un paese di criminali sono altri, non si può non tenere in considerazione il nuovo trend pscicologico coniato dagli ormai ex cugini inglesi: gli “SNEET” (Single Not Engagement, in Expecting, in Toying), persone non equipaggiate di un fidanzato e neanche di un amante che scelgono di vivere la propria vita facendo forza solo su se stessi, liberi da vincoli e pretese di altri.

Non sono il manifesto dell’egoismo e della solitudine anzi: inseriti come spartiacque tra quelli che camminano da soli da ammirare e quelli piuttosto da compatire, tra chi dell’essere single ne fa una scelta di maturità e chi di paura di essere ferito, si può affermare che gli “sneet” sono i veri pilastri della società moderna.

A confermarlo sarebbe proprio una recente ricerca dal titolo “Quello che nessuno ti ha mai detto sui single”, presentata al 124/esimo convegno annuale della American Psychological Association. La ricerca, diffusa nelle ultime settimane anche in Italia sostiene che: “I single non sono  tristi e soli, alla disperata ricerca di un’anima gemella. Le persone single sono invece più aperte alle esperienze di quelle che hanno scelto la vita di coppia, hanno un maggiore senso di autodeterminazione e sono più propense ad una maggiore crescita e sviluppo psicologico. […] I single tendono a dare più valore al proprio lavoro e sono anche più in contatto con i genitori, fratelli, amici, vicini e colleghi di lavoro. Inoltre hanno un senso di auto-determinazione più marcato e sono più propensi a sperimentare un senso di continua crescita e sviluppo come persona.”

Insomma essere uno sneet, che sia stata una scelta personale o dettata dagli eventi della vita, è sicuramente un’opportunità per acquisire quel grado di consapevolezza di se stessi che ti permette non solo di avere una futura relazione sana ma anche di trovare la felicità, quella vera, nel vivere una vita equilibrata fatta di azioni e non di scelte altrui.

Ma quanti impiegano il proprio periodo di singletudine per fare ordine nella propria vita? a dire il vero non molti ed è un peccato.

Se oggi ci fossero più single maturi che assaporano la libertà, e non solo quella sessuale ma piuttosto quella intellettiva, ci sarebbero molti meno cuori spezzati, molte meno relazioni insensate domani.

Sebbene infatti la percentuale di single sia in continuo aumento, la maggior parte sembrerebbe rientrare nella categoria di quei cuori solitari da compatire, fatta di persone irrimediabilmente focalizzate su se stesse o che travolte dalla paura di essere ferite; hanno messo l’idea di fare “di due l’uno” in un cassetto, invece di riflettere su stessi.

Nessuna emozione, nessuna condivisione, nessuna critica da ricevere quando si torna a casa. E’ facile davvero, ma non può essere la via della crescita e della felicità, in quanto si rimane semplicemente fermi.

Non si può generalizzare ed essere superficiali nel non considerare che alcuni di quelli che premono il tasto pausa sull’amore sono quelli che hanno amato davvero qualcuno e non si accontentano di chi, solo un giorno, potrebbe diventare speciale, e lasciano che la paura vinca sul dubbio, solo una risposta: “non è speciale, anzi non è proprio nessuno”. Passa il tempo e con il cuore ricucito si diventa sempre più corazza e poco miele, si diventa gelosi della propria vita anche di quella liberta’ fittizia che si pensa di avere.

Quindi per concludere, essere single è bello ma per essere davvero felici è necessario che sia qualcosa di cui si ha bisogno e non un escamotage per eludere la sofferenza di un eventuale rifiuto. Cercate di farvi delle domande, se ci riuscite pure quelle giuste (poi ditemi quali sono), siate selettivi ma non lasciate che la paura vi travolga e ricordatevi che comunque “two is megl’che one”.

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