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viaggi
di Elisa Donatini

Una delle città più affascinanti del mondo. Luogo dove l’arte si unisce al calore del popolo fiorentino, dove ad ogni angolo si scopre un pezzo di storia raccontato attraverso le mura di magnifici monumenti. «Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore…camminavo temendo di cadere». Le parole di Marie-Henri Beyle, meglio conosciuto come Stendhal, con cui descrive le emozioni provate una volta uscito dalla Basilica di Santa Croce a Firenze. Arte tanto bella da far star male. Una dolce sofferenza per chi si lascia coinvolgere dall’anima di Firenze. Non solo Stendhal, prima e dopo di lui sono stati tanti i visitatori ad essersi trovati in confusione, la stessa descritta per la prima volta proprio dallo scrittore francese. Stato analizzato a distanza di anni e che oggi viene chiamato “Sindrome di Stendhal”. Definita con precisione dalla psichiatra Graziella Magherini, che tramite studi approfonditi su più di 150 casi, parla di crisi respiratorie, attacchi di panico dovuti al trovarsi al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza compresse in spazi ristretti. I fiorentini che ogni giorno vivono Piazza di Santa Croce, non captano la magia che tanto aveva colpito Stendhal. Sarà per educazione culturale, o forse più semplicemente per abitudine alla bellezza. Sono pochi infatti gli italiani che vengono colpiti dalla sindrome, un bene e un male allo stesso tempo. Un bene perché evidentemente dentro ogni italiano vive un po’ di ogni artista del passato. Arte che si ha nel sangue, che si respira in ogni vicolo, e non si tratta di studio ma di legame con l’antico, con ciò che ha reso il popolo italiano quello che è oggi. Un male perché è un peccato non restare ammaliati dall’arte. Un occhio troppo abituato al bello rischia di non stupirsi più e di non dare il giusto rispetto e la meritata esaltazione a ciò che agli occhi dei più è spettacolare.

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