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di Germana Recchia

Di lui avevamo già parlato su queste pagine, correva l’anno 2014. C’è stato silenzio solo sulla ‘carta’, perché lui, l’artista Gian Pietro Rocchi, non si ferma mai. Da un po’ insegna negli Istituti d’arte e quest’anno è stato trasferito a Belluno. Lontano da Rignano Flaminio dove vive, alle porte di Roma, ma lui non si abbatte davvero; trae invece energia da ogni esperienza di vita, perché la vita è arte e “L’arte è un lupo che azzanna alla gola, ma è anche la menzogna che ci permette di conoscere la verità”. E Gian Pietro con i lupi ha un rapporto particolare, di più – lo ricordiamo – ‘Lupo’ è anche il suo soprannome nella vita. Creatura sensibile e intelligente, il lupo, può essere solitario, ma anche sociale, prendendosi cura degli altri, della famiglia, e avendo sempre bisogno di sentirsi parte di qualcosa di più grande: il branco! Insieme agli altri può esprimersi al meglio, per esempio in classe con gli alunni, travolti dallo stesso entusiasmo del maestro o a casa ispirato nell’esecuzione di quadri che ritraggono variamente i lupi o, da un po’, volti femminili che a me ricordano la Gioconda. Magari, sarà una musa ispiratrice!

Da questa passione inarrestabile deve essere stato colpito anche il critico d’arte Giorgio Grasso, che quest’anno per la seconda volta lo presenta alla 57° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, dal titolo Viva Arte Viva.

Gian Pietro Rocchi, così,  dopo aver esposto le sue opere all’Expo di Milano 2015 in occasione della più grande mostra internazionale d’arte contemporanea, partecipa con una nuova opera alla grande mostra presentata dal critico Giorgio Grasso – già curatore della 54a  edizione della Biennale di Venezia – curata quest’anno da Nadine Nicolai  e allestita a Palazzo Zenobio col titolo: “Lo stato dell’arte ai tempi della 57a BIENNALE DI VENEZIA”.

Viva Arte Viva – si legge sul sito della Biennale – vuole infondere un’energia positiva e prospettica rivolta ai giovani artisti e al contempo dedica una nuova attenzione agli artisti troppo presto scomparsi o ancora misconosciuti al grande pubblico, malgrado l’importanza della loro opera.”

Se questo è lo spirito e il filo conduttore della Biennale 2017 – chiedo a Gian Pietro – allora,  vuol dire che Grasso crede nel tuo talento ancora troppo poco conosciuto e desidera valorizzarlo. Con quale opera sarai presente?

“Sì, è vero, Giorgio Grasso mi ha dato subito molta fiducia, lasciandomi libero  di esprimermi con le caratteristiche peculiari della mia forma artistica. Quest’anno ho portato  “Dolomitria”, un olio su tela 50×70,  che è stata esposta al grande pubblico insieme ad  opere di altri artisti, dal 20 ottobre scorso,  nella cornice suggestiva di Palazzo Ca’ Zenobio. Per me è una grande emozione, davvero.”

Descrivici la tua ‘Dolomitria’

“Beh, l’ho realizzata rispettando il mio  stile, che amo definire ‘viscerale’, istintivo, emotivo, di quelle emozioni genuine e forti che nascono dentro e non puoi far finta di ignorare. È tutta composta da tubi organici, ben tratteggiati e distinguibili nell’immagine finale.

Chi è la musa ispiratrice, se c’è?

“La vita è la mia ispirazione, niente e nessuno in modo particolare. L’arte, alla fine, ingloba tutto e prescinde da tutto…”

Tu e la tua ‘new art’ come si legge nella locandina siete ospitati del padiglione ‘Armenia’

“Sì, sono molto onorato di questa grande opportunità, perché è sempre emozionante sapere che le mie creazioni vengono apprezzate da critici e curatori, che si occupano di artisti internazionali. Questo mi sostiene e mi incoraggia, confermandomi una passione senza cedimenti, unita alla curiosità per una ricerca continua.”

E noi non possiamo che augurargli di cuore: ‘in bocca al Lupo’!

 

Per tutte le altre informazioni, consultare il sito della Biennale: http://www.labiennale.org/it/arte

PRESENT SI

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